25th june 2009 /Michael Jackson last 24 hrs

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Le ultime ore di vita di Micheal Jackson in due ricostruzioni video, con filmati originali.

La morte di Michael Jackson è avvenuta il 25 giugno 2009 nella sua residenza di Carlwood Drive a Hombly Hills, Los Angeles.

La cause parlano ufficialmente di intossicazione acuta da propofol in concomitanza all’azione di alcune benzodiazepine; il medico Conrad Murray in seguito al decesso del cantante è stato accusato di omicidio colposo e condannato a 4 anni di carcere. Ma molti, dopo la morte della star, hanno espresso dubbi sulla veridicità dei fatti così come sono stati presentati, familiari compresi.

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Nel 2008 Jackson vendette una quota del Neverland Ranch alla Colony Capital[4]; come testimoniò Randy Phillps al processo Murray, questa società successivamente lo contattò per organizzare i concerti[5] probabilmente per recuperare il denaro speso per Neverland. Così Phillips contattò Tohme Tohme, all’epoca “manager” della pop star, un uomo d’affari dai trascorsi tutt’altro che chiari di cui Michael Jackson aveva paura[6][7].
A maggio 2009 Jackson tentò di licenziare Tohme Tohme attraverso una lettera[7] ma il “manager” stranamente apparirà alle spalle del fratello di Michael , Jermaine, quando quest’ultimo annuncerà che la pop star è morta e comparirà nei credits del film This Is It come “Personal Advisor”. I concerti inizialmente dovevano essere 10, ma divennero improvvisamente 50 e Jackson confidò ad alcuni fan di non aver mai concordato tutte quelle date, bensì 10, appunto. Paul Gongaware, dirigente di AEG, durante l’interrogatorio del vice procuratore Deborah Brazil, esitò quando gli fu chiesto chi avesse firmato il contratto per 31 concerti all’arena O2 di Londra, dichiarando inizialmente che era stata solo la Aeg Live. Non esiste, comunque, nessun contratto che prevede 50 date. Quando cominciarono a trapelare le voci riguardo al fatto che Jackson non aveva concordato tutti quegli show e che non stava bene, Randy Phillps e il regista dello show Kenny Ortega si affrettarono a dichiarare pubblicamente, nel periodo immediatamente antecedente alla morte, che le condizioni psicofisiche del cantante erano ottime, mentre in realtà sapevano che Jackson non stava bene, come dimostra lo scambio di mail intercorso tra i due, nonché scambi di mail tra i funzionari di AEG. Anche il Dott. Allan Metzger, medico della star, sul banco dei testimoni, parlò delle paure del cantante riguardo al fatto che le sue condizioni di salute non gli avrebbero permesso di sostenere tutti quegli show e che soffriva d’insonnia, soprattutto durante i tour.
Ulteriori scambi di mail tra Murray e AEG rivelano che quest’ultima società era a conoscenza dei trattamenti pericolosi che il medico praticava su Jackson.
In un’altra mail spedita ad un altro dirigente di AEG, Randy Phillps scrisse che Jackson non avrebbe più potuto tirarsi indietro altrimenti lo avrebbe atteso il disastro finanziario; questo perché il contratto tra la AEG Live e Michael Jackson è parso essere stato redatto con il solo scopo di distruggere finanziariamente la pop star e le due firme di Jackson sembrano essere diverse. Sempre da missive inviate via web, presentate poi in aula al processo Murray, si è scoperto che l’assicurazione pretendeva un’ulteriore visita medica a Londra, mentre le condizioni di Jackson stavano peggiorando, prima di estendere la polizza sulle date aggiunte di cui AEG aveva già venduto i biglietti. La morte della star fu una benedizione per AEG, come scrisse lo stesso Randy Phillps in una mail, considerati anche i profitti che ne sono succeduti e in seguito ai quali quest’ultimo è stato riconfermato presidente della AEG Live . Varie strategie di recupero e guadagno, infatti, vennero attuate: biglietti commemorativi in cambio di rimborsi, la proiezione in tutte le sale cinematografiche del film “This Is It” e la commercializzazione dei DVD, i cd della colonna sonora, lo spettacolo di Londra  la vendita di oggetti di merchandising e aste dello stesso materiale.  Per quanto riguarda il film “This is it”, durante le udienze preliminari emerse che, alla prima, Kenny Ortega aveva mentito sul banco dei testimoni, dichiarando che le telecamere che avevano ripreso le prove dei concerti erano due per sottolineare il fatto che dovevano essere riprese private destinate esclusivamente all’archivio personale del cantante, invece successivamente, in quella del 16 giugno 2011, risultò che erano di più, come se si dovesse girare effettivamente un film .
Aeg avrebbe voluto persino guadagnare sul Memorial di Michael Jackson, ma viste le proteste, dovette desistere . La società promotrice pensava di riscuotere anche la polizza assicurativa che copriva le prime date dei concerti e che includeva la morte per overdose da farmaci, ma considerato che il propofol è un anestetico da somministrare esclusivamente in ambito ospedaliero, unitamente alla testimonianza di un funzionario della Lloyd’s che dichiara di aver ricevuto dal Dr. Murray la rassicurazione della perfetta forma del cantante che però, secondo l’orario della chiamata, era già morto , la compagnia di assicurazione Lloyd’s si rifiutò di pagare e a giugno 2011 depositò una citazione in tribunale . Quando furono rese note le mail che si scambiavano i promotori dei concerti, le quali comprovano che essi erano a conoscenza delle condizioni psicofisiche non affatto buone di Michael Jackson , AEG rinunciò alla causa .
Il decesso
Stando alle dichiarazioni del medico Conrad Murray, medico assunto dalla Aeg Live, la società promotrice dei concerti londinesi, la notte del 24 giugno 2009, nonostante avesse somministrato in più riprese alcune benzodiazepine al cantante, quest’ultimo non sarebbe riuscito ad addormentarsi, così il dottore alle ore 10.40 a.m. gli somministrò l’anestetico propofol (Diprivan, un farmaco che va utilizzato esclusivamente in ambito ospedaliero per indurre l’anestesia e che non dà dipendenza) e dopo che Jackson avrebbe preso “sonno” verso le ore 10.50, l’avrebbe lasciato da solo per due minuti per andare in bagno, nonostante il paziente non fosse attaccato ad una pompa d’infusione, obbligatoria per regolare la somministrazione di tale farmaco. Tornato nella stanza, verso le ore 10.52, Murray si accorse che la pop star non respirava più e iniziò a praticare una sorta di rianimazione cardiopolmonare sul letto, dove non produsse alcun effetto, in quanto essa va praticata su una superficie dura.
Le indagini
Durante le indagini si scoprirà che dopo la somministrazione del propofol, Murray era al telefono e stava utilizzando due cellulari, di cui non si servì per chiamare i soccorsi, ma per effettuare varie chiamate ed invii di mail tra cui una per tranquillizzare un funzionario della Lloyd’s Insurance, l’assicurazione dei concerti londinesi, riguardo alle condizioni di salute di Jackson; dai tabulati presentati al processo, però, si evincerà che la mail fu spedita quando il cantante era già morto . I soccorsi vennero chiamati più di un’ora dopo, alle ore 12.21, dalla guardia del corpo di Jackson, Alvarez, come testimoniò anche il paramedico che ricevette la telefonata. I paramedici delLos Angeles Fire Department giunsero alle 12.28. Il tempestivo trasferimento alla clinica dell’UCLA Medical Center, la clinica ospedaliera dell’Università della California non bastò, i tentativi di rianimazione fallirono e venne dichiarato morto alle ore 14.26 . L’autopsia stabilì che la sua morte avvenne per una somministrazione eccessiva di Propofol. Le immagini video delle prove dei concerti che la star avrebbe dovuto tenere a Londra ,svoltesi allo Staples Center, mostravano un Jackson in ottima forma ma in realtà non era così come si deduce dal referto autoptico e dalle mails scambiate tra il regista Kenny Ortega e il presidente della AEG Live, la società promotrice dei concerti, Randy Phillips: Jackson non stava bene emotivamente e fisicamente
Gli esami tossicologici rileveranno che non vi erano sostanze nell’ organismo di Jackson a parte quelle somministrate dal Dott. Murray quella notte, né alcool o droghe di alcun genere e nessuna pillola nel suo stomaco, contrariamente a ciò che i media riportarono, i quali spesso lo dipingono erroneamente come un farmaco-dipendente Medici che hanno conosciuto la star hanno dichiarato che in realtà lui aveva paura dei farmaci. Il caso non fu classificato immediatamente come “omicidio”, la scena del crimine non fu sigillata e ciò sollevò preoccupazioni da parte di alcuni osservatori riguardo a possibili contaminazioni di quest’ultima. La polizia fu messa sotto accusa per questo.
Murray durante le indagini mentì ripetutamente e si contraddisse più volte e non si mostrò mai pentito per quello che aveva fatto, arrivando persino a incolpare lo stesso Jackson della sua morte. Tutto ciò gli costò la massima pena prevista per questo genere di reato prevista nello stato della California: infatti il giudice Pastor decise di infliggerla in quanto definì le pratiche che Murray esercitava su Jackson “pazzia medica”, “esperimenti in medicina che non possono essere tollerati” e ritenne che l’aspetto più intollerante del comportamento di Murray in tutta questa vicenda fu ed è, appunto, la totale la mancanza di senso di colpa e rimorso per quanto accaduto.

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