Bob Geldof: ‘Live Aid Mi è costato carriera e matrimonio’

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Bob Geldof ha raccontato nel giorno dell’anniversario del Live Aid, caduto ieri, 13 luglio, alcuni retroscena del maxi evento che nel 1985 ha riempito lo Stadio di Wembley di Londra. I

All’ Associated Press Geldof parla del  colossale concerto benefico che ha raccolto oltre 127 milioni di dollari per provare a contribuire a risollevare l’Etiopia dalla carestia che tra il 1983 e il 1985 aveva messa in ginocchio il Paese   un impegno non da poco per il cantautore irlandese e per lo staff dietro all’evento. “Per un po’ rimasi perplesso. Non avevo molti soldi al momento. Ha influenzato interamente la mia vita privata”, ha raccontato all’agenzia di stampa con sede negli Stati Uniti Bob Geldof, specificando: “Probabilmente ha finito per costarmi il mio matrimonio”.(Rockol)

Geldof ha inoltre ha spiegato di aver trovato molte difficoltà nel tornare a fare quello che faceva prima: il cantante. Racconta l’artista: “Non potevo tornare al mio lavoro. Sono un cantante pop. È così che faccio i miei soldi. È il mio lavoro. Mi alzo la mattina, se sono dell’umore giustobob geldof and paula yates - Google Search | Bob geldof, Paula, Bob

Provo a scrivere brani. Vado a provare e provare. E non potevo. E nessuno era interessato. San Bob, che era come venivo chiamato, non poteva più farlo più perché era molto meschino e insignificante. Dunque mi sentivo perso”.

Bob Geldof: «I Boomtown Rats tornano per curiosita, vanità e soldi,

Quando canto ‘Lookin’ After No. 1’ non penso al 1979, ma a Facebook, a chi impacchetta le nostre vite e le vende», dice Geldof della band che ha riformato dopo 26 anni e che presto pubblicherà un nuovo album

(Estratto da Rolling Stone.it) Per tutto questo tempo, non ha mai pensato a una reunion dei Boomtown Rats. Poi, nel 2013, il batterista Simon Crowe e il chitarrista Garry Roberts gli hanno offerto di suonare all’Isle of Wight festival in Inghilterra.

Geldof ha più esperienza di qualunque uomo della terra nel riformare band sciolte da tempo. Per il Live Aid è riuscito a convincere Who, Black Sabbath, Led Zeppelin e CSNY a mettere da parte anni di litigi e riunirsi. Per il Live 8, si è superato riuscendo a far sì che Roger Waters e David Gilmour facessero pace abbastanza a lungo da suonare quattro canzoni dei Pink Floyd. Un miracolo, considerando la loro storia.

La band irlandese è nota in America per la hit del 1979 I Don’t Like Mondays, ma in Europa ha scalato più volte le classifiche con inni generazioni come Rat Trap, Banana Republic e Lookin’ After No. 1. La leggenda è cresciuta dopo lo scioglimento e il festival gli ha fatto una grande offerta per riportarli sul palco.

«Alla fine si trattava di curiosità, vanità e denaro», dice Geldof. «La curiosità era: “Eravamo davvero una buona band?”. Ho sempre detto che lo eravamo, ma non puoi saperlo finché ci sei dentro. La vanità, invece, diceva: “Sì! Suonerò di fronte a 100 mila persone!”. E il denaro fa sempre comodo. In retrospettiva, però, forse volevo solo sentire un po’ di fottuto, glorioso rumore; è così che Bono descriveva i Rats». Per leggere tutto l’articolo clicca qui

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