David Bowie’s ‘Blackstar’ e i suoi misteri

0

Un packaging misterioso realizzato  pochi giorni prima della morte del cantante.

Un titolo in un simbolo: una stella nera. Blackstar. L’ultimo album consegnato al mondo da David Bowie, il 25esimo realizzato in studio, pubblicato il giorno del suo 69esimo compleanno.

http://legacy.davidbowie.com/

L’8 gennaio 2016, due giorni prima di andarsene. Un addio terreno così formalmente ed esteticamente assoluto da apparire immediatamente un testamento perfetto, orchestrato con cura maniacale per far somigliare la morte a una magnifica rappresentazione teatrale, una messa in scena costruita perché diventasse una suprema, altissima forma espressiva dell’uomo e dell’artista. Gli ultimi giorni di Bowie, che secondo il documentario David Bowie: The Last Five Years (il seguito di David Bowie: Five Years, del 2013, sempre girato da Francis Whately) aveva ricevuto la conferma che il cancro – già diagnosticato da un anno e mezzo – era ormai incurabile .

sono stati analizzati in ogni dettaglio. Era necessario farlo: quel puzzle era troppo complesso per venire compreso nella sua finale interezza. Andava smontato, bisognava prenderne ogni pezzo per capire un universo composto da mille frammenti. Diffondere indizi, visioni e certamente magia è ciò che ha fatto la copertina di Blackstar. Un’opera a sé. E che, può darsi, stia ancora facendo, nascondendo ulteriori segreti.

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2017/01/07/news/enigmatico_david_bowie_a_un_anno_dalla_morte_rivive_nei_segreti_nascosti_in_blackstar-155503537/”David ha sempre voluto fare qualcosa d’interessante, spesso provocando fastidio nella casa discografica. Capiva il valore di un’immagine sulla copertina di un disco mentre gli altri se ne erano dimenticati”. Ciò che Barnbrook non aveva però rivelato in quella primissima intervista dopo la morte di Bowie era che il packaging del vinile di Blackstar conteneva moltissimi segreti grafici.

esponendo la copertina del vinile di Blackstar alla luce del sole, la stella nera intagliata nel cartoncino rivelava gli astri luminosissimi di una galassia. Il 13 novembre scorso, in un’intervista a BBC Radio 6, Barnbrook aveva detto che le sorprese fino ad allora scovate non erano tutte e che ne mancavano ancora alcune.

Anzi, aveva spiegato che in realtà ce n’era “una particolarmente grande che la gente non aveva individuato”. Due giorni dopo uno degli acquirenti dell’lp, Robert Matthews, segnalava alla rivista musicale Spin che esponendo ai raggi della luce – colpendo la superficie del vinile a diverse angolazioni – l’album proiettava un simbolo simile a quello di una stella. Barnbrook, da allora, non ha più parlato. Resta l’incanto, buio e infinito, luminoso e senza confini, di quelli finora trovati.

Robert Matthews ha fatto cadere i raggi solari sulla superficie del vinile, colpendolo ad angolature differenti e indirizzando il raggio su una parete o un soffitto. Il risultato: viene proiettato un simbolo che ricorda una stella, a quattro punte, racchiusa in un cerchio. Maynard Kolskog invece dice che “riflettendo la luce sul lato 1 del vinile appare un uccello in volo

Un font chiamato Terminal. Qualche giorno dopo la morte di Bowie, Michael Azerrad aveva scritto su Twitter che il titolo del disco poteva essere un riferimento a un tipo di lesione cancerogena che i radiologi chiamano appunto ‘black star’, perché esposta ai raggi x ha la forma di una stella nera. Mesi dopo Robert Colette ha notato che il font usato per indicare la durata delle canzoni sul retro dell’involucro del vinile si chiama Terminal: cioè “Terminale”, “estremo” o anche “capolinea”

 

 

 

 

precedentemente pubblicato su laRepubblica : http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2017/01/07/news/enigmatico_david_bowie_a_un_anno_dalla_morte_rivive_nei_segreti_nascosti_in_blackstar-155503537/

Condividi

Lascia una risposta