Glenn Frey: Aneddoti su Hotel California a 42anni dalla uscita

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Nella ricorrenza della scomparsa, ricordiamo Glenn Frey con alcuni aneddoti di Hotel California. One of these nights del 1975,  era stato il disco più venduto del ventesimo secolo negli Stati Uniti,

Gli Eagles sono la fotografia del rock negli anni 70. La critica li snobbava per uno stile troppo ammiccante e eccessivamente morbido, ma in America collezionavano record e stadi pieni. La loro antologia Their greatest hits: 1971-1975, pubblicata quasi d’imperio dall’etichetta della band Elektra-Asylum nel febbraio del 1976 per riempire il buco creativo della band, ottenne risultati impensabili per una semplice antologia senza inediti: a oggi, le copie vendute sono 32 milioni negli Usa e 42 in tutto il mondo.

A dispetto delle premesse, Hotel California fu un trionfo. Il 15 gennaio 1977 l’album era già in testa alle classifiche americane, accompagnato da critiche imprevedibilmente positive. Il primo singolo, New kid in town, raggiunse il primo posto della classifica americana il 26 febbraio. Ma fu con la canzone Hotel California che la band entrò definitivamente nella leggenda. Arrivò al primo posto il 7 maggio 1977 e divenne disco d’oro in cinque giorni

La foto di copertina venne scattata dallo stesso autore di quella di Abbey Road dei Beatles e Who’s Next degli Who, e fece quasi andare la band in tribunale

Per dare vita all’allegorico Hotel California, gli Eagles assoldarono i servizi dell’art director inglese Kosh (alias John Kosh), l’artefice della straordinaria copertina di Abbey Road dei Beatles, quella di Who’s Next degli Who, di Get Yer Ya-Ya’s Out! dei Rolling Stones e di tante altre. Dopo aver sentito una versione abbozzata della title track, gli venne data una semplice indicazione. «Don voleva che scovassi e ritraessi l’Hotel California, e lo rappresentassi con un taglio leggermente sinistro» ha ricordato Kosh in un’intervista del 2007 per Rock and Roll Report .

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Girò varie location con il fotografo David Alexander, mettendo insieme una lista di edifici adatti. Il Beverly Hills Hotel su Sunset Boulevard risultò chiaramente il favorito, ma eliminare tutte le tracce della sua facciata luminosa e ariosa da resort sarebbe stata una sfida impegnativa.«Per ottenere la foto perfetta, io e David ci sporgemmo nervosamente da una autogru a cestello penzolante su Sunset Boulevard nell’ora di punta, scattando foto alla cieca per via del sole» dice Kosh

Il titolo di lavoro di Hotel California era Mexican Reggae

Don Felder aveva noleggiato una casa sul mare a Malibu,   «Ricordo che ero seduto in soggiorno, era una giornata spettacolare di luglio e avevo lasciato le porte aperte» ha detto a Guitar Word nel 2013. «Avevo addosso un costume da bagno ed ero seduto sul divano ancora gocciolante, fermo a pensare che il mondo era un posto fantastico in cui stare. Stavo giocherellando con una chitarra acustica a dodici corde; gli accordi di Hotel California vennero fuori in maniera spontanea.«Concordammo che si trattava di reggae messicano elettrico. Era una gran bella sintesi di stili diversi»

Quando si trattò di registrare Hotel California, Felder si era dimenticato cosa aveva scritto

Quando gli Eagles si chiusero nei Criteria Studios per buttare giù la base di Hotel California, era passato più di un anno dalle registrazioni su cassetta di Felder. Quando lui e Joe Walsh iniziarono a lavorare sul lungo fade della chitarra, Henley sentiva che mancava qualcosa.

«Joe e io iniziammo a improvvisare, e Don disse “No, no, fermi! È sbagliato”» ha raccontato Felder a MusicRadar nel 2012. «Io dissi “Che significa che è sbagliato?” e lui rispose “No, no, devi suonarla proprio come nella demo”. Il problema era che avevo registrato la demo un anno prima, non ricordavo neanche cosa ci fosse sopra. A complicare ulteriormente la faccenda, c’era il fatto che il nastro in questione si trovava dall’altra parte del paese, a Los Angeles

Ian Anderson dei Jethro Tull pensava che Hotel California somigliasse troppo a una delle sue canzoni

Il primo ascolto di Hotel California procurò al polistrumentista dei Jethro Tull Ian Anderson un serio caso di dejà vu. Alle sue orecchie, quella hit mondiale suonava chiaramente come una sua composizione, We used to know, tratta dal secondo disco della band prog-rock, Stand up del 1969.«Si tratta solo della stessa sequenza di accordi» dice. «Il tempo è diverso; è diversa la chiave, diverso il contesto. È una canzone molto bella quella che hanno scritto.

Life in the Fast Lane fu ispirata dallo spacciatore di Glenn Frey 

«Faticavo a sentire “Life in the fast lane” mentre la stavamo registrando perché in quel periodo mi drogavo molto, e la canzone mi dava la nausea» ha detto a Rolling Stone nel 1979. «Cercavamo di dire che la cocaina non è un granché. Ti si rivolta contro. Mi ha distrutto i muscoli della schiena, incasinato i nervi, rovinato lo stomaco e reso paranoico».

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pecedentemente pubblicato su http://www.rollingstone.it/musica/news-musica/dieci-cose-che-non-sapevate-su-hotel-california-degli-eagles/2016-12-21/

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