Elvis Presley, riparte il biopic dopo lo stop per il Coronavirus

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Elvis Presley, ricominciano le riprese del biopic dopo lo stop per il Coronavirus

Il progetto cinematografico era stato messo in pausa dopo che Tom Hanks e sua moglie Rita Wilson erano risultati positivi al test per il Coronavirus.

il prossimo 23 settembre nel Queensland, Australia, prenderanno nuovamente il via le riprese del biopic su Elvis Presley diretto da Baz Luhrmann (“Romeo+Juliet”, “Moulin Rouge”, “Il grande Gatsby”). Il progetto cinematografico era stato messo in pausa dopo che lo scorso marzo l’attore Tom Hanks – che nel film sulla vita dell’artista statunitense scomparso il 16 agosto 1977 ricoprirà il ruolo del Colonnello Parker, il manager di Elvis – e sua moglie Rita Wilson erano risultati positivi al test per il Coronavirus.

Baz Luhrmann, che ieri – 9 settembre – ha pubblicato due sue foto su Instagram accompagnate da una didascalia che recita “Bentornati cast e crew. ‘Taking care of business’ nel meraviglioso Stato del Queensland”, lo scorso aprile aveva dichiarato a Deadline che gli attori e le persone coinvolte nella realizzazione del film su Elvis si sono sottoposti al test per il Coronavirus dopo lo stop delle riprese e hanno trascorso 14 giorni in quarantena.

. La mattina del 21 dicembre 1970 Elvis Presley si reca alla Casa Bianca per un incontro urgente con il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, chiedendo di essere nominato agente federale sotto copertura della narcotici.

Il film diretto da Lisa Johnson, con Kevin Spacey e Michael Shannon nei ruoli, rispettivamente, dell’allora elvisnixon2-0presidente degli Stati Uniti e di Elvis Presley, nel cast anche Alex Pettyfer e Johnny Knoxville, nelle sale dal 22 settembre –  incentrato su quell’incontro nella stanza ovale della Casa Bianca di mezz’ora avvenuto 46 anni fa raccontato tra realtà e finzione.L’incontro di Presley e Nixon era già stato raccontato nel film per la televisione Elvis Meets Nixon del 1997, con Rick Peters nei panni di Elvis Presley e Bob Gunton nel ruolo di Richard Nixon. #Kevinspacey

Intanto quello che c’è di vero nel film. Vera la lettera scritta a mano da Presley al presidente Nixon nella quale diceva: “Caro Signor Presidente: il mio nome è Elvis Presley. Sono un grande ammiratore…”. nixon-elvis_ E procedeva poi dicendo come avrebbe voluto “aiutare il paese in qualità di agente sotto copertura”. Tra le verità di quell’incontro anche il fatto che Presley avesse portato in dono a Nixon una rara Colt calibro 45 automatica della seconda guerra mondiale, esattamente del 1943.

 

Elvis non è che un intrattenitore, lo sa bene pure lui, ma giura per iscritto di avere fatto “uno studio approfondito degli abusi di droga e delle tecniche con cui i comunisti fanno il lavaggio del cervello” ed è convinto che potrebbe fare un gran bene al Paese se soltanto avesse un distintivo federale. La condizione è agire sotto copertura. Non può certo lasciare il palco e mettersi un impermeabile da agente dell’FBI. Deve sfruttare la sua capacità di penetrazione nella cultura popolare: le Pantere Nere si fidano di lui, gli hippie lo amano, gli attivisti radicali non lo considerano parte dell’establishment.

Comunque tra le cose che univano i due storici personaggi, ovvero il re del Rock e Nixon, era l’anticomunismo e anche il fatto che Presley, come il presidente repubblicano, fosse preoccupato del destino dei giovani d’America in preda a droghe e a una cultura sbagliata. “I Beatles sono antiamericani” dice a un certo punto Shannon e ancora: “Lennon è nel libro paga dei comunisti”. Ma quello che accade, almeno nella fiction, nell’incontro tra i due leader è davvero bizzarro. Presley è intanto pieno di manie, ha con se due pistole per difesa (regolarmente sequestrate dalla sicurezza della Casa Bianca) e stravolge del tutto la rigida etichetta prevista per gli incontri con il presidente

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