L’ex amante di George Michael irrompe nella casa londinese del defunto cantante

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 Martedì la polizia è stata chiamata a casa di George Michael a Londra dopo che l’ex amante del defunto cantante Fadi Fawaz aveva fatto irruzione.

Secondo il quotidiano britannico The Sun, Fawaz – che aveva chiamato i servizi di emergenza dopo aver trovato la pop star morta il giorno di Natale nel 2016 – ha detto agli ufficiali che la casa a schiera da 6,7 ​​milioni di dollari (5 milioni di sterline) era sua, aggiungendo: “George voleva che l’avessi io.”

“In qualche modo è riuscito a superare il recinto di sicurezza prima di rompere una delle finestre e entrare”, ha detto una fonte alla pubblicazione. “Quando è arrivata la polizia hanno cercato di ragionare con lui, ma lui continuava a urlare che era casa sua e George voleva che l’avesse.

“Alla fine, lo hanno trascinato fuori e lo hanno mandato a fare i bagagli, ma mi chiedo quanto ci vorrà prima che ritorni … Questo deve essere un periodo dell’anno molto difficile e solitario per Fadi, con l’anniversario della morte di George.”

nel 2016 a luglio  l’ex fidanzato aveva distrutto la sua casa: arrestato. “Furioso per l’eredità”.

«Non ho mai visto nulla di simile», le parole di un vicino, raccontate dal tabloid. «Tutto ciò che George Michael aveva lasciato è andato distrutto, le porte, le finestre, gli oggetti. Non può averlo fatto in poco tempo, deve essere stata una cosa sistematica». La sorella di George e in generale la famiglia del cantante scomparso due anni e mezzo fa volevano da tempo che Fadi andasse via: sono stati accontentati, ma non è stato gratis.

Dopo la morte di George Michael, a dicembre 2016, non si era mai mosso dalla sua casa: Fadi Fawaz, ex fidanzato del cantante che continuava ad occupare l’abitazione nonostante George non gli avesse lasciato nulla in eredità, è stato arrestato. La casa della discordia è a Londra: un palazzo da 5 milioni di sterline, che Michael aveva lasciato alla sorella. Da lì Fawaz non era mai andato via, così per vendicarsi della mancata eredità ha pensato bene di distruggere la casa, con danni spaventosi, racconta il tabloid The Sun.

“Dovevamo fare insieme il pranzo di Natale”, racconta l’uomo al quotidiano londinese. “Sono andato a casa sua per svegliarlo ma era già spirato, l’ho trovato che giaceva pacificamente a letto. Non sappiamo ancora cosa sia esattamente successo. Recentemente tutto era diventato molto complicato, ma George aspettava con trepidazione il Natale e io anche.

Adesso è tutto rovinato. Vorrei che la gente lo ricordasse per quello che era, una persona magnifica. Quello che è successo, e la “complicazione” a cui allude il suo ultimo partner, viene fuori da una fonte anonima, la quale spiega al Telegraph: “Nell’ultimo anno Michael ha lottato contro una crescente dipendenza dall’eroina.

Si è dovuto far ricoverare diverse volte al pronto soccorso per una overdose. È già tanto che abbia resistito fino ad ora”. L’arresto cardiaco (e non un infarto, come riportato in un primo momento da alcuni media), descritto come la causa del decesso dal suo manager Michael Lipmann, è una conseguenza comune per i tossicodipendenti di eroina, nota il medesimo giornale.Ipotesi overdosequindi  per George Michael. Nonostante il comunicato ufficiale in cui si diceva che il cantante è “morto serenamente in casa sua il giorno di Natale”, secondo il Daily Telegraph l’artista potrebbe essere deceduto a causa dell’eroina.

A rivelarlo al quotidiano è stata una fonte anonima che ha raccontato come negli ultimi tempi fosse già stato ricoverato più volte in ospedale per overdose: “Faceva uso di eroina”, ha spiegato la fonte, “ed è incredibile che sia vissuto così a lungo”.

La stessa fonte ha rivelato che nell’ultimo anno l’icona del pop ha dovuto combattere contro una crescente dipendenza. Anche per quello l’artista sarebbe comparso poco in pubblico, apparendo fisicamente appesantito, lontano da quell’immagine prestante tanto amata dai fan. L’arresto cardiaco, che secondo quanto dichiarato dal manager Michael Lipman sarebbe stata la causa della morte, è una conseguenza comune per i dipendenti da eroina, come spiega il quotidiano britannico.

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