Stewart Copeland: ‘Vi racconto mio padre, agente della CIA’.

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Nel podcast ‘My Dad the Spy’, l’ex batterista dei Police parla dell’infanzia in Medio Oriente e delle storie incredibili del padre agente segreto.

La gente fa un sacco di domande a Stewart Copeland, ma raramente hanno a che fare con gli anni trascorsi in Medio Oriente. «Quando sei una pop star, ti ritrovi spesso a parlare dei tuoi fatti personali con un microfono puntato addosso», spiega l’ex batterista dei Police. «Ti cheidono chi sei, che cosa ti piace. È roba interessante, certo. Ma la prima domanda dovrebbe essere: da dove vieni?». (rollingstone.it)

Copeland la racconta in My Dad the Spy, il suo nuovo podcast su Audible. È un viaggio nella vita di suo padre, Miles Copeland Jr., musicista, imprenditore e agente segreto della CIA (è stato intervistato da Rolling Stone US nel 1986). Parlando con storici e con i suoi famigliari – la sorella Lorraine e il fratello Miles Copeland III, già manager dei Police –, il batterista scopre che il padre è stato coinvolto in assassinii, colpi di stato e molto altro.

 

Io e i miei fratelli ne siamo sempre stati affascinati, perché è davvero strana. Non ci preoccupava all’epoca, ma guardando indietro uno pensa: perché diavolo sono cresciuto a Beirut, in Libano? Mio padre era un uomo interessante e un grande narratore. Se hai ascoltato il podcast, sai che tutte le sue storie erano pazzesche e non sapevamo mai quali fossero vere e quali no. – per leggere l’intervista completa clicca QUI

E intanto, mentre ignoravamo la cultura che ci circondava, questa influenzava il nostro DNA. Per qualche strana coincidenza, anni dopo, mentre facevo il dj a Berkeley in California, la radio in cui lavoravo ha ricevuto il disco di Lively Up Yourself di Bob Marley. Ho pensato: ehi, aspetta un attimo, io questa musica la capisco! Era il classico ritmo baladi degli arabi. È uno degli elementi fondanti del reggae, in cui il si enfatizza il terzo quarto della battuta e si ignora il primo quanto più possibile. Il che significa che nel 1978, quando i Clash hanno avuto l’idea geniale di provare a suonare il reagge, e nei punk club erano tutti fissati col dub, per me era facile suonarlo perché ce l’avevo nel DNA. È così che la musica araba ha influenzato i ritmi dei Police.

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