Una mostra su Amy Winehouse aprirà al Grammy Museum

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Una mostra di Amy Winehouse aprirà al Grammy Museum di Los Angeles il prossimo mese.

I capi della Accademia di registrazione degli Stati Uniti hanno detto giovedì all’Associated Press che il loro museo ospiterà oggetti tra cui gli abiti più famosi della cantante in ritardo – come l’abito a collo alto che indossava durante la sua ultima esibizione a Belgrado, in Serbia, prima della sua morte all’età di 27 anni nel 2011.

Testi scritti a mano, home video, voci di diario e altri oggetti dell’archivio personale della sua famiglia saranno anche in mostra quando la mostra Beyond Black – The Style of Amy Winehouse aprirà il 17 gennaio.

Nella breve vita di Amy Winehouse, morta a soli 27 anni, nel 2011 per colpa di un’intossicazione da alcool, molti individuano una presenza nefasta: l’ex marito Blake Fielder-Civil

 

(sono stato sposati dal 2007 al 2009, ma avevano a lungo continuato a frequentarsi) un tossicodipendente più volte finito in prigione che avrebbe iniziato la cantante all’eroina e al crack, trascinandola in una spirale inarrestabile di eccessi. Una coppia descritta come ‘maledetta’ dai tabloid, sui quali prova a portare una nuova luce, non senza una dose massiccia di realismo e autocritica, ‘Amy & Blake’ scritto dalla ex suocera della cantante, Georgette Civil, con il supporto di uno specialista in biografie come John McDonald. Il 18 luglio esce in Italia per Chinaski Edizioni già un best seller nel Regno Unito (il titolo originale è Letting Blake go). Una figura, quella di Amy Winehouse che continua ad essere ricordata libro dopo libro: in Uk è uscito anche quello della mamma di Amy, Janis Collins Winehouse, Loving Amy, A Mother’s Story. http://www.ansa.it/lifestyle/notizie/people/storie/2016/06/26/musica-lamor-fou-di-amy-winehouse-per-blake_3c492631-8659-4088-8f1d-9de91d8ac111.html

E’ un racconto in prima persona, nel quale Georgette racconta il figlio (con il quale non ha più rapporti, da quando si è dichiarata favorevole all’affidamento ai servizi sociali dei due bambini, avuti da Blake con una nuova compagna, anche lei tossicodipendente) e il rapporto con Amy. Una relazione quasi materna, almeno all’inizio, grazie all’istintiva confidenza fra le due donne (Amy Winehouse la chiamava ‘momsie’, un soprannome affettuoso dato spesso alle suocere) Ad unirle l’innamoramento per Blake, instabile, quanto generoso e pieno di vita, ma soggetto a frequenti momenti di depressione, che lo portano a continue ricadute nell’abuso di sostanze. Un uomo fragile che la madre ha provato costantemente (fin troppo, dice ora) a proteggere, dandogli sempre nuove possibilità. Georgette Civil fa una cronaca molto diretta anche delle fragilità e dei momenti di crisi violente della Winehouse. Ad aggravarle c’era l’atteggiamento dittatoriale verso di lei del padre Mitchell, che da subito è stato ostile a Blake.

 

L’amour fou dei due ragazzi, secondo la madre di lui, sembra prima salvifico ma poi si rivela per entrambi, sempre più distruttivo, come una nuova dipendenza. La notizia della morte di Amy Winehouse è per Georgette Civil, che oggi lavora in un ostello che fornisce sostegno ai senzatetto, uno shock doloroso e inaspettato, che descrive con emozione nel libro di cui l’editore italiano ha concesso all’ANSA alcuni estratti:

Gli anni trascorsi assieme mi ripassarono davanti, come fossero stati solo ieri. Poi pensai a Blake. “Per favore, fa che stia bene.” Telefonai in carcere dove mi assicurarono che lo avrebbero tenuto d’occhio. Pregai Dio che tutto questo non fosse troppo per lui. Piansi per ore, fino a quando non ebbi più lacrime. Ma Blake era in un posto sicuro, almeno. Amy invece era morta. Non le avrei mai più parlato, non avrei mai potuto più sentire la sua voce, né la sua risata. Cosa l’aveva resa così infelice? Volevo odiarla, proprio come Mitch aveva odiato Blake. Ma non ci riuscivo, perché lei Blake lo amava troppo. Aveva parlato al mondo intero del suo amore per lui, scritto canzoni su di lui, per lui. E quell’amore l’aveva distrutta, e aveva quasi distrutto anche me. La mia cara, dolce Amy. Ricordai le telefonate, la sua voce. “Momsie, il nostro ragazzo è così bello. Io lo amo.” La mia mente volò a tutti i momenti che avevamo condiviso, belli e brutti, dalle lacrime alle risate. Avrei voluto tornare indietro per poter fare qualcosa, ma non era possibile. Perché hanno lasciato che le dipendenze distruggessero le loro vite? Avremmo potuto fare di più, io e Mitch? Non potevo rispondere per lui, ma per quanto mi riguarda sì, avrei potuto. “Non piangere, momsie. Non volevamo farti del male. Non volevamo far male a nessuno.” Avrei voluto trascorrere un ultimo giorno con lei, per dirle quanto mi dispiaceva, e quanto fossi stata ferita, ma non da lei, bensì da quel mondo schifoso. Sapevo che Blake l’amava ancora, e temevo che l’avrebbe seguita. Non sapevo quando ma sapevo che prima o poi l’avrebbe fatto.

 

 

 

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