
Di Brian Hiatt – Rolling Stone
Elvis Costello realizzò il suo album di debutto, diventato subito un classico – *My Aim Is True* del 1977 – in poco più di 24 ore, mentre svolgeva ancora un lavoro diurno come operatore informatico. Tuttavia, come spiega Costello nel nuovo episodio di *Rolling Stone Music Now*, la musica dell'album offriva solo un assaggio di ciò a cui stava lavorando nei suoi primi anni da artista; tutto questo viene finalmente svelato nel nuovo cofanetto appena pubblicato: *My Aim Is True (49th Anniversary Edition)*, composto da cinque dischi.
Oltre alla versione rimasterizzata dell'album, il cofanetto include *The Blue Print* (registrazioni acustiche del 1975 e 1976), demo e brani inediti (inclusi i pezzi country che all'epoca aveva tenuto nascosti), registrazioni dal vivo che documentano la nascita degli Attractions e un concerto di beneficenza del 2007 a San Francisco, dove è accompagnato dai musicisti delle sessioni originali.
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Nell'intervista per *Rolling Stone Music Now*, Costello analizza le prime registrazioni rimaste a lungo inedite e approfondisce la creazione di *My Aim Is True*, svelando tra l'altro la vera storia dietro il brano "Alison" e molto altro ancora. Per ascoltare l'episodio completo, puoi collegarti ad Apple Podcasts o Spotify, oppure premere semplicemente "play" qui sopra. Ecco alcuni dei momenti salienti della conversazione:
Costello iniziò a scrivere "(The Angels Wanna Wear My) Red Shoes" mentre era in treno verso casa di sua madre; una volta arrivato, corse subito a cercare una chitarra prima di dimenticare il brano. "Stavo andando a trovare mia madre e la canzone mi è venuta in mente proprio in quel momento", racconta. “Non c’erano registratori o cose del genere da portarsi in tasca, niente telefono, nessun modo di memorizzare il tutto se non attraverso la ripetizione. Così corsi il più in fretta possibile verso casa mia: salutai la mamma, le diedi un bacio sulla guancia, corsi al piano di sopra, trovai una vecchia chitarra malconcia sopra l’armadio e rimasi lì seduto per circa un’ora, finché non me la fui impressa bene in testa per non dimenticarla.”
Quanto all’origine delle scarpe rosse: “Non ne ho la più pallida idea. Ho semplicemente pensato che fossero qualcosa che mancava nel mio guardaroba e che quegli angeli le avrebbero sicuramente volute.”
