Elvis Presley: Biografia e discografia

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Prima di Elvis non c’era niente (John Lennon)
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Elvis Aron Presley (Tupelo, 8 gennaio 1935 – Memphis, 16 agosto 1977) è stato un cantante, attore e chitarrista statunitense.
È stato uno dei più celebri cantanti di tutti i tempi, fonte di ispirazione per molti musicisti e interpreti di rock and roll e rockabilly,[11] tanto da meritarsi l’appellativo de il Re del Rock and Roll o più semplicemente The King (il Re in lingua italiana).[12] La sua presenza scenica, unita alla particolare mimica con la quale accompagnava le sue esibizioni canore, ha esercitato una notevole influenza sulla cultura statunitense, e mondiale.
Gli atteggiamenti, i manierismi, ed i caratteristici movimenti oscillatori e rotatori del bacino, nei quali il cantante si produceva sui palcoscenici durante lo svolgimento delle sue esibizioni, oltre che destare scandalo tra i benpensanti dell’epoca, poiché ai loro occhi essi richiamavano le movenze tipiche dell’amplesso, gli procurarono l’altro particolare appellativo, ossia “Elvis The Pelvis” (Elvis il bacino), anche se egli stesso non amava molto questo soprannome, come più volte ammise durante le rare interviste che concesse durante i primi anni della sua carriera artistica.
Musicalmente, l’attività che ha svolto nel corso di in un arco temporale comprendente più di un ventennio, è stata poliedrica e multiforme, poiché la sua notevole (quantitativamente parlando) produzione discografica, la sua intensa attività concertistica, e i suoi molteplici interessi hanno spaziato da quel particolare genere musicale definito Rock and roll, ossia la forma di espressione musicale della quale, complice il periodo storico durante il quale egli iniziò la sua attività canora, è solitamente considerato uno dei principali artefici e l’idolo indiscusso, ai generi rhythm and blues, Country and Western, Gospel, Spirituals, Traditional, melodico, e Pop, quest’ultimo inteso nel senso più ampio del termine.[13]
In Italia fu fonte di ispirazione per cantanti quali Adriano Celentano, Little Tony e Bobby Solo, in Francia per Johnny Hallyday e in Inghilterra per Billy Fury. La sua figura, nell’universo dell’immaginario collettivo, ha oltrepassato nettamente il confine che divide un fenomeno di natura prettamente musicale da un fenomeno tipico della cultura pop, diventandone una vera e propria icona.
Il suo decesso avvenne in circostanze mai completamente chiarite il giorno 16 del mese di agosto dell’anno 1977, e a partire da quella data si è ulteriormente intensificato un fenomeno già largamente in auge quando egli era ancora in vita, poiché il cantante è diventato un vero e proprio oggetto di culto e di venerazione per molti dei suoi fan più devoti.
Eccetto sei concerti svoltisi in Canada verso la fine degli anni cinquanta, il cantante non si esibì mai al di fuori dei confini degli Stati Uniti,[14] e nel corso della sua carriera egli ha visto le sue canzoni approdare più volte nella Top Chart della rivista Billboard, punto di riferimento per le vendite nel mercato discografico statunitense.[15] Sul mercato britannico, il cantante di Tupelo piazzò ben ventuno singoli in vetta alle classifiche di vendita, a volte con permanenze di ottanta settimane al primo posto. I suoi dischi a 45 giri rimasero in classifica per 1.277 settimane, mentre i long playing contenenti i brani da lui incisi stazionarono ininterrottamente nella Top 10 dal novembre dell’anno 1958 al luglio dell’anno 1964.
In 24 anni di carriera il cantante ha pubblicato 61 album, vendendo oltre un miliardo di dischi in tutto il mondo,[16][17][18] e conquistando in tal modo il record di dischi venduti da un solo cantante, record peraltro condiviso con The Beatles e Michael Jackson.

I fenomeni legati alla figura dell’artista
Il merchandising e i fansite legati all’immagine dell’artista
Dopo l’avvento di internet, sono nati e si sono sviluppati un considerevole numero di siti che narrano di tutto quanto concerne la figura del cantante e che contribuiscono alla divulgazione di materiale del più svariato e diversificato genere, comunque legato alla sua figura di artista. La sua figura inoltre ha fatto da tempo la sua comparsa anche su di un notevole numero di profili Facebook legati a lui in un modo più o meno diretto. Solitamente tali profili vengono strutturati dai loro creatori nella forma del gruppo e ciò rende molto agevole la condivisione del materiale relativo alla figura dell’artista tra i suoi membri, spesso geograficamente lontanissimi tra di loro, in quanto appartenenti alle nazionalità più diverse.
Concomitante e parallelo alla distribuzione di materiale ufficiale prodotto durante il corso della sua carriera, è florido sia il mercato dei gadget attinenti alla sua immagine, sia quello delle reliquie, quali foto del cantante, registrazioni di brani musicali inediti, versioni alternative o scartate all’epoca di brani che concorrono a comporre l’elenco della sua discografia, foto scattate e filmati amatoriali realizzati durante il corso della sua vita privata o durante i concerti, e ancora bootleg di varia tipologia.
Un altro fenomeno che si accentuò successivamente al decesso del cantante – e che era già largamente in auge quand’egli era ancora in vita – è quello della nascita di vari fan club, sparsi in ogni parte del mondo, che si occupavano di diffondere il merchandising legato all’immagine del loro idolo. Tale fenomeno si sviluppò e cominciò quindi a evidenziarsi a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, perdurò per tutto lo svolgersi della sua carriera e non si è affievolito nemmeno dopo il suo decesso, permanendo molto attivo.
Gli imitatori dell’artista

Una locandina attinente al “Tupelo Elvis Festival” del 2011, una manifestazione commemorativa che si svolge annualmente nell’omonima città.
Merita menzione anche il singolare fenomeno attinente alla moltitudine degli “Elvis Impersonator” (imitatori di Elvis), ossia individui che sfruttando sia la loro somiglianza fisica, sia la loro affinità vocale con il cantante, si sono proposti nel corso degli anni come suoi imitatori. Anche questo fenomeno è legato a quella particolare aura di misticismo e di venerazione con cui i suoi fan circondarono sempre il loro idolo, e della quale il cantante inevitabilmente subì le influenze durante tutto il corso dello svolgimento della sua carriera.
Tra i migliori “Elvis impersonator” di tutti i tempi si può menzionare Johnny Lee Harra, nato l’11 giugno del 1946 e deceduto il 30 marzo del 2011, un imitatore che, grazie all’impressionante somiglianza fisica e vocale con il suo idolo e alla validità artistica delle esibizioni nelle quali si produceva, raggiunse una certa notorietà anche a livello internazionale. Da tempo vengono poi organizzati nei più disparati luoghi del mondo svariati raduni di natura celebrativa e commemorativa, ove, ovviamente durante lo svolgimento degli stessi, gli imitatori del cantante si esibiscono, accompagnati da orchestre che nella loro struttura e composizione si rifanno in modo palese a quelle che collaborarono realmente con il cantante durante lo svolgimento della sua carriera artistica.
Il mercato dell’oggettistica legato alla figura dell’artista
Non trascurabile infine anche il fenomeno attinente al singolare settore inerente ai più diversificati, nonché multiformi gadget, prodotti da ditte di dimensione solitamente artigianale, e indissolubilmente legati alla figura del cantante. Tale fenomeno, che all’epoca in primo luogo fu promosso e incentivato da quello che fu sempre considerato il suo manager “storico”, il colonnello Tom Parker, a partire dal momento in cui egli cominciò a curare gli interessi del suo assistito (e più in generale quando la fama del cantante oltrepassò il ristretto ambito locale presso il quale era rimasta confinata sino ad allora), col passare del tempo ha assunto i connotati di una vera e propria industria, molto attiva e prospera.
Gli imitatori dell’artista

Sia quando egli era ancora in vita, sia posteriormente al suo decesso, il gigantesco apparato propagandistico e commerciale ha sempre gravitato, e gravita attorno al personaggio, ha in ogni modo favorito l’immissione sul mercato di un quantitativo incredibile di memorabilia attinente allo stesso, e ciò ha inevitabilmente fomentato, in particolare presso la cerchia composta dai suoi fan più devoti, il nascere ed il successivo consolidarsi di vere e proprie manie di natura prettamente collezionistica. Prerogativa dei fans più accaniti del cantante è sempre stata quella di impossessarsi, acquistandolo, di qualsiasi oggetto che fosse contraddistinto dall’avere una qualche attinenza con l’immagine del loro idolo

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Si può iniziare la stesura di un elenco partendo ovviamente dai dischi contenenti le incisioni delle canzoni da lui interpretate e successivamente incise, e tra di essi si possono menzionare sia quelli “ufficiali”, cioè quelli che concorrono a comporre l’elenco della sua discografia originale, sia i bootleg, cioè quelli che concorrono a comporre l’elenco della sua discografia “pirata”, nonché quelli definiti picture disc, ossia dei dischi costituiti da due semigusci di vinile trasparente, che racchiudono incollato tra loro un foglio di carta sul quale è effigiata l’immagine del cantante. Si può proseguire la stesura dell’elenco menzionando i libri, tra i quali si possono ricordare sia quelli che contengono le biografie “ufficiali” e non, sia quelli che contengono le raccolte di sue fotografie, di spartiti musicali e di testi delle canzoni che egli interpretò durante lo svolgimento della sua carriera artistica.
Nell’elenco si possono poi includere la moltitudine di supporti mediatici che contengono sia le pellicole da lui girate, sia i documentari di cui egli è stato il soggetto, e sia, più in generale, la moltitudine di filmati in cui egli compare. Si possono classificare come “ufficiali” sia i documenti realizzati durante il corso dello svolgimento della carriera artistica del personaggio dalle varie case di produzione cinematografica che si occuparono della realizzazione delle pellicole alla lavorazione delle quali egli partecipò, sia i documenti realizzati dalle varie reti televisive che effettuarono le riprese delle sue esibizioni dal vivo.
Si possono invece classificare come “amatoriali” la miriade di istantanee che gli furono scattate durante il corso della sua esistenza, sia in bianco e nero, sia a colori, e il notevole quantitativo di filmati realizzati durante lo svolgimento delle sue esibizioni dai suoi fans. La stessa classificazione può essere considerata valida per i numerosi filmati realizzati riprendendo alcune fasi della sua vita privata, questi ultimi solitamente prodotti in un primo tempo, nel corso degli anni cinquanta, mediante l’ausilio di cineprese in formato 35 millimetri, e successivamente, nel corso degli anni settanta, utilizzando invece delle cineprese in formato superotto.
Da tempo tali filmati sono facilmente reperibili sui vari siti internet che trattano di tutto il materiale attinente al personaggio, e altrettanto facilmente scaricabili dagli stessi. Ovviamente i fans del cantante, ogni qualvolta gliene si presenta l’opportunità se ne appropriano con ingordigia, ed essi entrano celermente a far parte delle loro sterminate raccolte. Si può proseguire ancora la stesura di questo elenco menzionando gli abiti, prodotti e commercializzati da varie ditte, che si rifanno palesemente nello stile e nel taglio sia ai costumi di scena che egli utilizzava durante lo svolgimento delle sue performance, sia ai vestiti che il cantante indossò durante lo svolgimento della sua vita privata, entrambi decisamente pacchiani e stravaganti.
Si può concludere la stesura di questo elenco menzionando i più diversificati e svariati gadget, tra i quali si possono annoverare icone, medaglie e francobolli commemorativi, statuette, spille, santini, magliette, pupazzi della più varie dimensioni e diversificate fogge, che si ispirano ovviamente alle sembianze fisiche del cantante, e altri ancora, talvolta palesemente ridicoli e inverosimili, tutti comunque caratterizzati dall’avere una qualche attinenza con la figura dell’artista. Solitamente poi i fans più accaniti del cantante radunano e organizzano tutto lo svariato e diversificato materiale di cui sono giunti in possesso in vere e proprie collezioni, che in qualche caso hanno raggiunto dimensioni impressionanti, a causa dell’enorme quantitativo di elementi che le costituiscono.
Gli studiosi e gli appassionati del settore concordano sul fatto che il manifestarsi di tale fenomeno, tipica conseguenza di quel particolare rapporto che solitamente lega i fan più accesi e sfegatati con i loro idoli, nel caso del cantante statunitense abbia spesso raggiunto degli eccessi smodati e difficilmente superabili. Il verificarsi di tali fenomenologie inoltre, è poi inevitabilmente anche entrato a far parte della particolare e talvolta grottesca iconografia e di quel singolare e talvolta bizzarro folklore, che sin dal suo esordio sulle scene ha sempre gravitato, e gravita, attorno alla figura dell’artista, contribuendo ad ammantarne il profilo con un’aura di natura epica e leggendaria.
Biografia
Gli anni trenta

La nascita e i primi anni di vita

La casa natale di Elvis a Tupelo, Mississippi

Una veduta dell’interno della casa natale di Elvis a Tupelo, Mississippi
Elvis Aaron Presley nacque un martedì, l’8 gennaio dell’anno 1935, nella città di Tupelo, nello stato del Mississippi, e sopravvisse al gemello, Jesse Gaaron Presley, che morì appena nato. A causa delle critiche condizioni economiche nelle quali la sua famiglia versava, l’infanzia del futuro cantante fu poverissima e disagiata, ma i suoi genitori cercarono di colmare le carenze di natura principalmente materiale che all’epoca lo affliggevano facendolo oggetto di un affetto molto intenso, e dedicandogli ogni forma di attenzione possibile ed immaginabile.[20]
Gli anni quaranta
L’infanzia
Il padre del futuro cantante, Vernon Presley, di origini scozzesi, non avendo un lavoro fisso, svolgeva solo occupazioni di tipo saltuario, mentre la madre, Gladys Love Presley (nata Smith) aggiustava come poteva i conti domestici, svolgendo anch’essa lavori precari. La famiglia Presley in quell’epoca abitava in una modesta dimora, situata nelle vicinanze di Tupelo, in prossimità del quartiere abitato dalla gente di colore. Tale abitazione è ovviamente diventata in seguito meta di pellegrinaggio per i suoi fan, come del resto la ben più famosa “Graceland”.[21]

In concomitanza con il suo ottavo compleanno, egli ricevette in regalo dagli stessi una modesta chitarra, tramite la quale imparò i primi fondamentali rudimenti musicali, osservando uno zio della madre mentre la suonava durante lo svolgimento delle frequenti riunioni di carattere familiare. Successivamente, accompagnandosi mediante l’utilizzo di tale strumento, egli cominciò ad esibirsi alla presenza dei compagni di scuola. Dopo qualche tempo ancora, egli prese l’abitudine di esibirsi anche al cospetto di amici e conoscenti, destando il loro interesse, e ottenendo talvolta un certo successo.[22]

Dal momento che Vernon Presley, suo padre, non riusciva a trovare un’occupazione stabile nella città di Tupelo, nel settembre del 1948 la famiglia Presley decise di trasferirsi a Memphis, una città situata nello Stato del Tennessee, che in quegli anni stava godendo degli effetti di un rigoglioso sviluppo economico, con la speranza di migliorare le sue condizioni di vita, che all’epoca erano davvero precarie. La famiglia Presley trovò in un primo tempo una temporanea sistemazione di fortuna in un piccolo e fatiscente alloggio, e successivamente il nucleo familiare trovò il 1º maggio del 1949 una nuova sistemazione, più decorosa della precedente, presso un piccolo nucleo residenziale situato nelle vicinanze del complesso delle “Launderdale courts”, il locale quartiere delle case popolari.[25]
Gli anni cinquanta
L’adolescenza

Mentre all’epoca solitamente gli altri ragazzi sfoggiavano un taglio di capelli corto, ordinato, e pettinature che si ispiravano ai dettami di uno stile militare, egli invece prima lasciava che i suoi capelli rossicci raggiungessero una lunghezza notevole, e poi li compattava raccogliendoli in un vistoso ciuffo cementato da dosi abbondanti di brillantina, che abbinava ad altrettanto lunghe e vistose basette. Successivamente, quella particolare acconciatura venne adottata da una miriade di suoi fan, assurgendo al ruolo di simbolo di un’epoca, i “favolosi anni cinquanta”, almeno quanto lo sono diventati i jukebox, le Cadillac, i Drive-in, e le bottigliette della Coca-Cola, peculiari icone dello stesso periodo storico.[26]
Il futuro cantante inoltre era solito adottare un abbigliamento di tipo molto particolare, poiché, a differenza dei suoi coetanei, si vestiva con abiti caratterizzati da uno stile pacchiano e appariscente, contraddistinti da tagli particolari e colori sgargianti, manifestando già all’epoca una tendenza che consolidò nel corso della sua esistenza. Egli all’epoca per acquistare tali capi di abbigliamento si recava a Beale Street, un quartiere che geograficamente si trovava nel cuore di Memphis: tale quartiere inoltre era da tempo un luogo eletto dalla gente di colore come suo punto di ritrovo prediletto e, proprio per questo motivo, Elvis poteva acquistare tutto ciò che cercava a buon mercato.
Girovagando per Beale Street egli ebbe anche l’occasione di assistere a svariate esibizioni di bluesman del calibro di B.B. King e Furry Lewis, appassionandosi contemporaneamente al genere di musica da loro proposto.[25] Contrariamente alla maggioranza della popolazione originaria del sud degli Stati Uniti, il cantante non faceva distinzioni di razza e, indifferentemente, frequentava ambienti sia della comunità bianca, sia della comunità di colore. Conseguenza di questo suo atteggiamento fu anche il suo approccio disinvolto con le diverse culture musicali, che in seguito fu una delle ragioni che gli consentirono di raggiungere il successo come artista.[27]
Durante il corso degli anni cinquanta, le stazioni radio statunitensi erano nettamente divise in due categorie. La prima di esse era rappresentata da quelle che trasmettevano esclusivamente musica che veniva definita “bianca”, dunque interpretata da artisti dalla pelle chiara, mentre la seconda era rappresentata da quelle che trasmettevano esclusivamente musica che veniva definita “nera”, quindi interpretata da artisti di colore. Il futuro cantante, scevro da pregiudizi razziali, le ascoltava indistintamente entrambe, finendo in tal modo per assorbire simultaneamente le influenze di artisti musicali sia “bianchi” che “neri”.
I primi passi nel mondo della musica

 

La chitarra Fender Coronado II, appartenuta a Elvis
Con lo scopo di migliorare le sue condizioni economiche e quelle della sua famiglia, egli iniziò a cercare un’occupazione stabile, e, dopo qualche tempo, la trovò presso una ditta che aveva sede a Memphis, la Crown Electric, che si occupava di impianti elettrici, presso la quale venne assunto come camionista. Un giorno, transitando casualmente mentre era alla guida del camion che utilizzava per svolgere la sua attività lavorativa per la Union Street, la via dove si affacciava la sede dello studio di una modesta casa discografica, denominata Sun Records, di proprietà di Sam Phillips, scoprì che chiunque, recandosi presso la stessa e sborsando una somma irrisoria, poteva registrare un disco dimostrativo, che successivamente poteva portarsi a casa, e magari ascoltare con il proprio grammofono tra le mura domestiche.
Elettrizzato da quell’opportunità, egli decise di registrare un disco, con l’intenzione di regalarlo successivamente alla madre, alla quale era legatissimo e che in quel periodo era prossima al compimento degli anni.[28] Per l’esattezza il titolo del brano scelto per l’occasione dal futuro cantante fu quello di una vecchia ballata, il cui titolo era My Happiness, che era stata di suo gradimento allorquando, sovente trasmessa dalle radio locali, l’aveva più volte ascoltata durante il periodo nel quale egli risiedeva ancora nella città di Tupelo. Dopo qualche giorno egli si presentò dunque al cospetto di Marion Keisker, la segretaria che lavorava presso lo studio della piccola etichetta discografica, che acconsentì alle sue richieste, e l’incisione venne effettuata.[29]
L’avvio della collaborazione con la Sun Records
Sam Phillips ascoltò casualmente il materiale che era stato tratto da quella prima ingenua esibizione del futuro cantante, ne intuì le potenzialità artistiche e convocò immediatamente due session men che già avevano lavorato nel suo studio in passato, il contrabbassista William Black e il chitarrista Scotty Moore, con l’intenzione di creare un team musicale, il cui compito sarebbe stato quello di collaborare con la sua giovane scoperta, perseguendo l’obiettivo di raggiungere dei risultati artisticamente validi.[30] Dalle testimonianze fornite da coloro che si rapportarono con il giovane cantante in quegli anni, si desume che egli, pur non essendo in grado di leggere gli spartiti, possedesse un notevole orecchio musicale, col quale sopperiva alla sua mancanza di preparazione ed alle sue carenze di natura teorica.
Egli dimostrava poi di possedere una spiccata predilezione per strumenti musicali quali la chitarra acustica, dalla quale non si separava mai, utilizzandola per accompagnarsi coreograficamente, sin dallo svolgimento delle sue prime esibizioni, nonché successivamente, per tutto il corso della sua carriera. Con l’evolversi della stessa tale strumento divenne una parte fondamentale e imprescindibile della sua immagine, mentre l’altro strumento per il quale il cantante manifestava una notevole predilezione era il pianoforte, che prese l’abitudine di suonare allorquando allo scopo di rilassarsi tra una session e l’altra decideva di cantare qualche brano di musica gospel, abitudine questa che conservò per tutto il corso della sua vita.[31]
Molte delle chitarre possedute durante lo svolgimento della sua carriera artistica dal cantante, assurte per i suoi fan allo status di reliquia, come la maggior parte degli oggetti con cui venne a contatto nel corso della sua esistenza, sono ancora visibili presso quella che fu la sua dimora, Graceland, così come lo è un pianoforte di foggia particolare, completamente placcato in oro, che rappresenta un tipico esempio di quelle eccentricità di cui egli, a partire da un certo momento della sua vita, amò circondarsi.
L’avvio della carriera artistica
Seguendo il consiglio ricevuto da Sam Phillips, il cantante iniziò allora a collaborare con i due session man, continuando a provare con loro per ore e ore nuovi brani, o riarrangiando e vivacizzando pezzi già noti con l’apporto innovativo della sua voce, del suo particolare stile e degli arrangiamenti che il gruppo continuamente provava e riprovava, perfezionando in tal modo la sua tecnica di esecuzione, e concorrendo alla formazione di un gruppo affiatato, e valido artisticamente.[32] Scotty Moore, che qualche tempo dopo sarebbe diventato anche il suo primo manager ufficiale, sfruttando le sue conoscenze si adoperò allora allo scopo di promuovere la figura dell’emergente cantante presso i locali circuiti musicali, e successivamente iniziò a collaborare con i primi due, anche D. J. Fontana, un abile batterista.[33]
Il gruppo che si era formato venne battezzato col nome di Blue Moon Boys, ed i suoi membri parteciparono attivamente alla lavorazione delle pellicole interpretate dal cantante, interpretando il ruolo che rivestivano nella realtà. Inoltre essi lo accompagnarono anche nel corso delle sue esibizioni negli show prodotti dalla televisione nazionale che ebbero luogo a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta. Due dei tre membri ufficiali del gruppo ricomparvero anche durante il corso della lavorazione dello show televisivo definito il’68 Elvis Comeback Special, trasmesso dalla televisione nell’anno 1968. Dall’organico del complesso mancava però William Black, poiché era deceduto prematuramente circa due anni prima, a causa di un tumore maligno al cervello.[33]

Durante una notte di luglio del 1954, dopo aver provato con loro per ore ed ore senza essere riuscito a prodursi in qualcosa che reputasse accettabile o soddisfacente, Elvis vinse la sua proverbiale timidezza e disse, rivolgendosi agli altri astanti: «La conoscete questa?», iniziando contemporaneamente a suonare, caratterizzandolo con il contributo del suo stile e della sua mimica, e vivacizzandolo mediante l’apporto innovativo di un ritmo molto particolare e frenetico, un vecchio pezzo appartenente al genere country, scritto tempo addietro da Arthur Crudup, che qualche anno prima era già stato portato al successo da altri artisti, intitolato That’s All Right (Mama). Sam Phillips allora, folgorato dall’atipicità di quanto stava ascoltando, uscì dalla sala di regia entusiasta e li fermò dicendo: «No, non la conosco, ma io di questo ne faccio un disco!!!».[34]
La prima scrittura ufficiale
Il cantante fu scritturato ufficialmente da Sam Phillips e da quel momento in poi iniziò a collaborare e a incidere dischi sotto l’egida della Sun Records. Egli incise brani quali That’s All Right (Mama), Blue Moon of Kentucky, Good Rockin’ Tonight, Baby Let’s Play House, titoli ora considerati dei classici, che all’epoca contribuirono a catapultare rapidamente il nome del giovane cantante tra quelli che già da tempo apparivano nelle zone alte delle classifiche inerenti alle stelle della musica del Sud degli Stati Uniti[35]. Lo stile della musica proposta dall’emergente artista appariva alle orecchie degli ascoltatori così diverso e rivoluzionario, tanto che essi spesso telefonavano ai DJ che la proponevano presso le radio locali per cercare di scoprire chi fosse quel “nero che cantava canzoni country”, oppure chi fosse quel “bianco che cantava pezzi blues”.[36]
Il cantante conquistò poi un singolare primato, poiché era l’unico artista che appariva, raggiungendo in entrambi i casi buoni piazzamenti, sia nelle classifiche attinenti alla musica rhythm and blues, sia nelle classifiche attinenti alla musica country. Il verificarsi di quella situazione gli consentì di raggiungere una certa notorietà, benché essa fosse comunque ancora ristretta in un ambito di carattere prettamente locale.[37] Successivamente egli cominciò ad esibirsi, ovviamente accompagnato dal suo gruppo, generalmente durante lo svolgimento di qualche manifestazione fieristica di carattere locale, raccogliendo solitamente riscontri positivi.
Con l’evolversi della situazione si accorse che la sua nuova occupazione era totalmente inconciliabile con il lavoro che svolgeva presso la Crown Elettric, e decise quindi di licenziarsi dalla ditta presso la quale sino ad allora aveva svolto la sua attività lavorativa. Questo suo gesto sancì anche ufficialmente la data di inizio della sua nuova carriera artistica, in quanto, da quel momento in poi, sarebbe anche stata la sua unica fonte di reddito.[38] In quel periodo i mezzi d’informazione locali cominciarono a definirlo con soprannomi quali “The Hillibilly Cat” o “The King of Western Bop”.[7]
Il consolidamento della carriera in ambito locale

Un singolo inciso da Elvis per la Sun Records, Blue Moon of Kentucky
Albert Goldman, in alcuni paragrafi della biografia da lui scritta, e relativa alla vita cantante, ha posto l’accento sull’imparzialità di quell’enorme apparato propagandistico che aveva sempre gravitato attorno al personaggio. In effetti nell’accezione più comune, e in particolar modo per i suoi fan più incalliti, le gesta del cantante sono sempre state ammantate da un’aura leggendaria, che lo ha sovente raffigurato come il detentore di una qualche forma di potere soprannaturale, e in conseguenza di ciò capace di raccogliere sempre e comunque consensi totali e incontestabili di fronte a qualsiasi tipo di platea.
In realtà ciò non risponde affatto a verità, poiché, principalmente agli albori della sua carriera, le contestazioni non solo non mancarono, ma talvolta furono anche di notevole entità, e la loro conseguenza principale fu il verificarsi di clamorosi e per il cantante frustranti insuccessi.[39] Il 25 settembre del 1954, forte dei responsi positivi che aveva ottenuto sino ad allora, e che si riflettevano sulla posizione che il suo nome occupava nelle classifiche inerenti alla musica country, il giovane cantante si esibì in quello che da sempre era considerato il tempio di quel genere musicale, il Grand Ole Opry di Nashville.
La tipologia di pubblico che solitamente frequentava quel tipo di manifestazioni, gli tributò però inaspettatamente un’accoglienza molto fredda, perché l’immagine che il cantante palesava attraverso lo svolgimento delle sue esibizioni era totalmente inconciliabile con la mentalità dello stesso, di natura prettamente puritana e bigotta.[37] Reduce da quel grave ed inaspettato insuccesso la settimana seguente il cantante si esibì durante lo svolgimento della manifestazione che da sempre era considerata agli antipodi della precedente, ossia al Louisiana Hayride, di Shreveport, ove invece gli venne tributata un’accoglienza entusiastica, e dove ottenne una scrittura, tanto che per tutto il corso dell’anno 1955, continuò a esibirsi presso la stessa, ottenendo sempre riscontri ampiamente positivi.[37]
Scotty Moore frattanto si defilò, e il nuovo manager dell’emergente cantante diventò Bob Neal che, maggiormente introdotto negli ambienti musicali rispetto al precedente, riuscì a procurargli una serie di ingaggi presso alcune località. Assieme a quelli che nel frattempo erano stati battezzati i “Blue Moon Boys”, egli si produsse nel suo primo tour ufficiale, e in circa tre settimane attraversò il Sud degli Stati Uniti, dopo essere partito dalla città di New Orleans, nella Louisiana, essersi esibito in città dell’Alabama, della Florida, della Georgia, della Virginia, ed aver concluso il ciclo di spettacoli nella città di Chattanooga, nello stato del Tennessee.[7]
Durante lo svolgimento di quel tour, il cantante si accorse che il suo stile scatenato e la sua mimica provocatoria, mutuati entrambi a suo tempo dalle esibizioni degli artisti di colore alle quali aveva assistito durante la sua adolescenza, e che avevano caratterizzato in modo particolare il suo stile sin dalle sue prime esibizioni, sortiva un effetto nullo, se non controproducente, quando si trovava al cospetto di un pubblico composto da soggetti adulti. Sovente in presenza di spettatori appartenenti a questa tipologia, egli fu fatto oggetto di violente contestazioni, che diedero origine a conseguenti clamorosi e frustranti insuccessi.
Ben diversi però erano gli esiti delle sue esibizioni, allorquando esse avvenivano al cospetto di un pubblico composto da giovani, poiché proprio in quei frangenti il cantante si accorse di possedere un notevole dose di carisma sulla platea, e confortato dai positivi riscontri che egli otteneva quando tali circostanze si verificavano, indirizzò tutti i suoi sforzi verso quella direzione. Durante lo svolgimento dei suoi spettacoli, in presenza di quel tipo di pubblico la situazione si evolveva rapidamente in modo a lui favorevole, e gli astanti solitamente non tardavano a manifestare in ogni modo possibile la loro approvazione ed il loro entusiasmo per le esibizioni a cui stavano assistendo.[40]
Il nascere delle manifestazioni di isteria collettiva
Proprio a partire da quel periodo cominciarono a verificarsi, in concomitanza con lo svolgersi delle esibizioni del cantante, notevoli e ripetute manifestazioni di isteria collettiva. Questa fenomenologia si verificava maggiormente se gli spettatori che componevano il pubblico che assisteva alle sue esibizioni, era formato da quelli che venivano definiti i “teenager” (giovane, adolescente), e in misura maggiore se essi appartenevano al sesso femminile.[38]
In svariate occasioni egli dovette faticare allo scopo di preservare la sua incolumità personale, poiché non riusciva a portare a termine le sue esibizioni in modo regolare, dal momento che in molte occasioni ben prima che il suo spettacolo giungesse al termine, veniva assalito da orde di ragazzine urlanti e isteriche, che lo aggredivano allo scopo di strappargli brandelli degli abiti che indossava, con l’intento di potersi appropriare di qualcosa che fosse stato a contatto con la sua persona, o chiedergli un autografo, o ancora prodursi in una qualche forma di approccio di natura sessuale con lui.[37] In altre circostanze, egli fu fatto oggetto di vere e proprie aggressioni fisiche, perpetrate da parte di fidanzati gelosi dell’ascendente che egli esercitava sulle loro predilette, e in molti casi la situazione degenerò.
Quando si verificavano tali episodi al cantante non rimaneva altra alternativa se non quella di interrompere la sua esibizione e allontanarsi celermente dal palco sul quale si stava esibendo scortato e difeso dalle autorità locali.[38] Tale tipologia di manifestazioni, la cui genuinità e autenticità è comprovata in modo inconfutabile da una serie di filmati amatoriali realizzati all’epoca durante lo svolgimento delle sue esibizioni, finì per diventare una parte essenziale ed imprescindibile di quella particolare aura leggendaria che proprio in quel periodo nacque e successivamente si diffuse rapidamente attorno alla figura dell’emergente personaggio.[41]
Presso l’immaginario collettivo tale alone di leggenda, oltre ad accompagnare indissolubilmente il cantante sino alla fine dei suoi giorni, nonché anche dopo, posteriormente al suo decesso, in seguito entrò anche celermente a far parte di tutta quella pittoresca iconografia che a partire proprio da allora cominciò a svilupparsi e a gravitare attorno all’immagine dell’artista.[6][42] Un giornalista in quel periodo chiese al cantante delle delucidazioni inerenti all’esagitato dinamismo che sfoggiava durante lo svolgimento dei suoi spettacoli, e a tal proposito egli così si espresse: «Si deve dar spettacolo per attirare la gente, altrimenti ognuno se ne starebbe a casa sua, senza uscire per venirmi a vedere…».
Interpellato in seguito sullo stesso argomento, in un’altra occasione, il cantante così si espresse: «C’è chi muove le gambe, chi schiocca le dita e chi si muove da una parte all’altra. Io faccio un po’ tutto assieme, direi.» Sempre interrogato sulla medesima questione, in un’altra occasione ancora, Elvis disse: «Il ritmo è un qualcosa che o si ha o non si ha, ma quando ce l’hai… hai tutto!».[43] Sam Phillips invece, pronunciò queste parole: «Alle radici di questo mito c’è ancora oggi tanto mistero. Nessuno può dire di conoscere veramente bene l’uomo Presley… Era complicato, pieno di contraddizioni e anche insicuro in privato, ma sul lavoro era sempre profondamente convinto di ciò che faceva, e non si sbagliava mai»[44].

Quando Dewey Phillips mandò in onda per la prima volta That’s All Right (Mama) su Radio Memphis, molti ascoltatori telefonarono alla redazione della locale stazione radio per ottenere informazioni sul cantante, dando per scontato che fosse di colore.[45] Degno di nota il fatto che sin dagli albori della sua carriera, il cantante espresse sempre rispetto per gli afro-americani e disprezzo per le norme tipiche della segregazione razziale, come pure per i pregiudizi inerenti alla popolazione di colore all’epoca ancora imperanti nel sud degli Stati Uniti.
Inoltre egli fu poi intervistato nel 1956 sulle circostanze nelle quali era nato il suo interesse per il mondo musicale, e in quel frangente ricordò come nella sua infanzia avesse ascoltato con interesse la musica proposta dal bluesman Arthur Crudup (autore di That’s All Right (Mama)), e come essa lo avesse ispirato ad intraprendere la successiva carriera musicale.[46] Il The Memphis World, un giornale afroamericano, riferì come il cantante, “il fenomeno Rock ‘n’ Roll, avesse infranto le leggi della segregazione razziale a Memphis, frequentando il parco divertimenti locale che era solitamente frequentato dalla gente di colore”.[46] Tali dichiarazioni portarono il cantante ad essere generalmente ben accolto nella comunità di colore durante gli albori della sua celebrità.
Viceversa, molti adulti bianchi lo considerarono alla stregua di un depravato, a causa delle movenze nelle quali si produceva durante le sue esibizioni, da essi ritenute oscene, che egli proprio dalla gente di colore aveva mutuato. Nonostante il parere ampiamente positivo che la gente di colore aveva del cantante, intorno alla metà del 1957 si diffuse la voce che egli, intervistato da un giornalista, si fosse ad un certo punto così espresso: «L’unica cosa che i negri possono fare per me, è comprare i miei dischi e lustrarmi le scarpe».[47]
Un giornalista del settimanale americano Jet, Louie Robinson, cercò di indagare sulla veridicità della notizia, e per raggiungere lo scopo che si era prefisso egli raggiunse il set del film Il delinquente del rock and roll, luogo dove il cantante gli concesse un’intervista, durante lo svolgimento della quale egli negò categoricamente di aver mai proferito una frase del genere e affermò di non essere in alcun modo un razzista. Durante lo svolgimento della sua indagine, il giornalista non raccolse alcuna prova del fatto che la frase di impronta razzista fosse stata mai effettivamente pronunciata dal cantante, anzi raccolse le testimonianze di molti individui, i quali affermavano con decisione che quest’ultimo era tutt’altro che razzista.[46][48]
Il cantante blues Ivory Joe Hunter, che era a conoscenza delle voci che si erano diffuse in precedenza, e sulle quali il giornalista stava indagando, una sera si recò a Graceland, in visita all’emergente stella del Rock ‘N’ Roll. Interpellato successivamente da altri giornalisti sullo svolgimento di quella serata, così si espresse: «Elvis mi ha mostrato la massima cortesia, e credo che egli sia uno dei più grandi in assoluto».[49] Degno di nota il fatto che, benché all’epoca la supposta osservazione razzista fosse dunque stata smentita del tutto, si sia fatto esplicito riferimento ad essa anche nei decenni successivi, da coloro i quali avevano interesse screditare l’immagine del cantante presso la collettività.
L’identificazione del cantante con il razzismo, a livello personale o simbolico, è stata esemplificata nel celebre testo del brano rap del 1989, Fight the Power dei Public Enemy: «Elvis was a hero to most / But he never meant shit to me / Straight-up racist that sucker was / Simple and plain» («Elvis era un eroe per molti / Ma non ha mai significato un c… per me / Era un fottuto razzista / Puro e semplice»).[50] La persistenza di tali atteggiamenti è stata alimentata dal risentimento dipendente dal fatto che il cantante, il cui linguaggio musicale e visivo traeva grande ispirazione dalle fonti africane presenti in America, avesse riscosso il successo e il riconoscimento culturale e commerciale in gran parte negato ai suoi contemporanei di colore.
La tesi secondo la quale il cantante si fosse pesantemente ispirato alla musica della gente di colore per edulcorarla e renderla più appetibile alle orecchie dei bianchi per ricavarne profitto, trova numerosi proseliti.[50] In particolare il musicista afroamericano Jackie Wilson si è preoccupato di smentire questa teoria, affermando: «Un sacco di persone hanno accusato Elvis di rubare la musica dei neri, quando in realtà, quasi ogni artista solista nero ha copiato i suoi modi di fare!».[51] In effetti, durante tutto lo svolgersi della sua lunga carriera, il cantante non disconobbe mai l’enorme debito di carattere musicale che aveva contratto nei confronti dei musicisti di colore.
Il consolidamento della carriera in ambito internazionale
Il 22 novembre del 1955 il contratto che legava il cantante a Sam Phillips, che a causa delle modeste dimensioni e dei conseguenti limiti logistici e organizzativi della sua piccola etichetta manifestava sempre maggiori difficoltà a gestire la fulminea ascesa della sua giovane scoperta, venne ceduto da quest’ultimo al colosso discografico della Radio Corporation of America, per l’allora cifra record di circa 35.000 dollari. Paradossalmente Sam Phillips in precedenza, qualche mese prima di scritturare il cantante aveva affermato: «Se trovassi un bianco che canta con l’anima di un nero diventerei miliardario»[52]
Curiosamente, il primo singolo che il cantante incise sotto l’egida della RCA non venne tratto da un brano di genere Rock and roll ma da una canzone di netta ispirazione blues, dal titolo Heartbreak Hotel (L’Hotel dei cuori spezzati), che ottenne un ottimo riscontro di carattere commerciale a livello internazionale e che contribuì al consolidamento della notorietà del cantante in un ambito geograficamente molto più esteso rispetto a quello precedente.[53] Coloro i quali all’epoca collaborarono con lui durante le sedute registrazione ricordano ancora il peculiare comportamento posto in atto dal cantante in sala di incisione, poiché egli tendeva a eseguire i brani che stava incidendo in studio con lo stesso esagitato dinamismo di cui faceva largo sfoggio durante le sue esibizioni dal vivo.
Questo suo modo di operare causava l’insorgere di non pochi problemi di natura organizzativa poiché i suoi collaboratori, allo scopo di cercare di raggiungere un risultato finale tecnicamente accettabile, erano di fatto costretti ad inseguirlo fisicamente in giro per lo studio, mentre egli incideva i nastri che erano l’oggetto di quella seduta. Nessuno di loro però mise mai in discussione la professionalità del cantante, tanto che in seguito intervistato sull’argomento così si espresse al riguardo Steve Sholes, che all’epoca dello stesso diventò il nuovo produttore: «Elvis era capace di incidere un’ottantina di tracce della stessa canzone, e senza neanche riascoltarle, decidere con sicurezza qual era la migliore, quella da utilizzare per incidere il disco da commercializzare…».[54]
L’avvio della collaborazione con il quartetto vocale dei Jordanaires
Sempre in quell’epoca, cominciò a collaborare stabilmente con il cantante ed il suo complesso un gruppo vocale composto da quattro validi coristi, denominato The Jordanaires. Tale quartetto, supportato dalle sue particolari doti vocali, già godeva all’epoca di una buona reputazione in qualità di esecutore di brani spiritual, gospel, e folk. Furono proprio i suoi membri a divenire successivamente anche il gruppo autore, oltre che esecutore di quegli accompagnamenti corali che costituirono una delle parti fondamentali della struttura musicale dei brani dai quali vennero tratti i singoli incisi dal cantante durante il corso del successivo decennio. Tali accompagnamenti corali, amalgamandosi perfettamente con la voce del cantante, contribuirono a contraddistinguere vocalmente in un modo particolare tali singoli, tanto che gli operatori del settore discografico definivano la loro impronta musicale con l’appellativo di “Presley Sound”.[55][56]
I Jordanaires parteciparono sia agli show televisivi ai quali il cantante presenziò, sia alla lavorazione di alcune pellicole cinematografiche delle quali egli era protagonista, interpretando il ruolo che rivestivano nella realtà, e dopo il decesso dello stesso, incisero vari album, contenenti cover di brani che ai tempi avevano rappresentato i suoi più grandi successi discografici. Sempre nella loro veste di coristi hanno inoltre partecipato spesso alle manifestazioni commemorative che lo riguardano organizzate in ogni parte del mondo, e collaborato anche con i migliori “Elvis impersonator”.
La nascita del sodalizio artistico con il Colonnello Tom Parker
Sempre in quel periodo il cantante fece anche la conoscenza del colonnello Tom Parker, che dopo qualche tempo diventò il suo nuovo manager ufficiale, sostituendo Bob Neal. Quando ciò accadde nacque anche un ferreo sodalizio artistico, che per circa vent’anni legò indissolubilmente il manager con il suo assistito, e il cui termine fu sancito giocoforza soltanto dal decesso di quest’ultimo.[57] Il colonnello Tom Parker, che era un personaggio scaltro e smaliziato, intuì il valore delle potenzialità artistiche del suo assistito e si attivò allo scopo farlo esibire negli show organizzati dalla televisione nazionale, rendendo così possibile il suo ingresso simultaneo in tutte le case statunitensi[58].
Il rapporto che nel corso di tutta la sua carriera legò il cantante ed il suo manager, molto proficuo a livello economico per entrambi, finì per diventare un argomento di accesa discussione presso i suoi fan più devoti. In merito la vulgata più diffusa è quella che definisce il colonnello Tom Parker come un individuo dal passato equivoco, venale, astuto e cinico, nonché gran giocatore d’azzardo, mentre il suo protetto come un soggetto docile e remissivo, animato da buoni sentimenti, e propenso ad eseguire le direttive che il suo manager gli impartiva senza discutere, perlomeno la maggior parte delle volte.
Solitamente per i fan del cantante, se da un lato il colonnello – grazie alle sue indubbie capacità manageriali – fu dunque l’artefice delle sue enormi fortune commerciali, dall’altro – a causa del suo temperamento cinico – fu anche il principale responsabile del suo successivo declino.[59] Il colonnello, nel corso di una delle rare interviste che concesse, così si espresse a proposito del suo assistito: «Quando conobbi Elvis, possedeva milioni di dollari di talento…ora possiede solamente milioni di dollari!»[60]
Peculiare poi l’esosità delle richieste di carattere economico che egli avanzava, ogniqualvolta qualcuno gli proponeva offerte in denaro allo scopo di ingaggiare il suo assistito, tanto che dopo aver ricevuto da un potenziale cliente un’offerta di 50.000 dollari per contrattualizzare il cantante, così si espresse: «Per me va bene… ma per il ragazzo quanto offrite?»[60] Coloro i quali all’epoca informarono il colonnello Parker dell’avvenuto decesso del cantante, rimasero decisamente allibiti dall’indifferenza e dallo scarso coinvolgimento emotivo che egli manifestò in quel frangente, poiché egli reagì alla notizia freddamente, come se si fosse palesato improvvisamente un problema imprevisto da risolvere, e nulla più.[59]
Le esibizioni negli show televisivi
Il 10 aprile del 1955 il cantante raggiunse New York allo scopo di effettuare un provino per poter partecipare al programma Talent Scouts, condotto dal critico Arthur Godfrey, ma ricevette da quest’ultimo una decisa risposta negativa.[8] Il 28 gennaio dell’anno seguente apparve per la prima volta in uno show trasmesso dalla televisione nazionale, lo Stage Show dei fratelli Dorsey, riscuotendo un buon successo.[8] Il 3 aprile del 1956 prese parte ad uno degli spettacoli più seguiti all’epoca dal pubblico televisivo, il “Milton Berle Show”, ed in quell’occasione più di quaranta milioni di spettatori assistettero quindi contemporaneamente alle sue esibizioni.[8] Il 12 gennaio del 1957 partecipò all’Ed Sullivan show, riscuotendo un successo clamoroso, ma la sua esibizione venne parzialmente censurata poiché egli venne ripreso dalla cintola in su, onde evitare di inquadrare i suoi famosi e sconvenienti “movimenti pelvici”.[8]
Le persecuzioni attuate dalle associazioni religiose
I benpensanti, che rappresentavano una parte consistente dell’opinione pubblica, si scandalizzarono sia a causa del ritmo assatanato della musica proposta dal cantante, sia per le movenze selvagge nelle quali egli si produceva durante le sue esibizioni, che erano classificate come “oscene”. Proprio a partire da quel periodo Elvis, giudicato alla stregua di un pericoloso “depravato” dalle numerose e attivissime associazioni di carattere religioso che da sempre svolgevano la loro attività negli Stati Uniti, cominciò ad essere duramente perseguitato dalle stesse, che lo fecero oggetto di una dura e violenta campagna denigratoria la quale diede luogo a risvolti talvolta comici e grotteschi. Invasati predicatori si produssero in ogni dove in accaniti sermoni, il cui argomento principale era ovviamente rappresentato dalla tipologia di musica che il cantante proponeva e dagli atteggiamenti nei quali si produceva durante le sue esibizioni.
Sostanzialmente tali associazioni ritenevano il cantante un pericolosissimo veicolo di perdizione per la gioventù dell’epoca e agivano di conseguenza, scagliandosi in ogni modo contro quello che esse ritenevano un pericolo terribile per la stessa, tanto che esse giunsero all’organizzazione di vere e proprie manifestazioni pubbliche, durante lo svolgimento delle quali i dischi incisi dal cantante, in quanto contenitori di musica “demoniaca” venivano distrutti fisicamente, fracassandoli o incendiandoli. Interpellato a proposito delle accanite persecuzioni di cui veniva fatto oggetto dalle suddette associazioni, il cantante all’epoca così si espresse: «Io non penso di essere male per la gente. Se avessi pensato di essere un male per la gente, sarei tornato alla guida di un camion…».[61]
I successi discografici del periodo
Durante lo svolgimento del periodo in questione, dal punto di vista dei successi discografici, i risultati furono sempre molto positivi, ed i singoli che all’epoca vennero tratti riversando su vinile brani quali Heartbreak Hotel (5 milioni di copie), (Let Me Be Your) Teddy Bear (4 milioni di copie), Don’t Be Cruel (6 milioni di copie), Jailhouse Rock (che come singolo per ora ha venduto più di 9 milioni di copie), Hound Dog (13 milioni di copie), Love Me Tender (5 milioni di copie), All Shook Up (7 milioni di copie) detengono record di vendita assolutamente significativi e talvolta imbattuti. Particolare menzione meritano poi i parolieri e compositori Jerry Leiber e Mike Stoller, che in quel periodo furono gli autori di molti brani che sembravano strutturati ad arte allo scopo di esaltare le doti vocali del cantante, e che tanto contribuirono a consolidare il suo successo.[52]
L’acquisto di una nuova dimora

Nei primi mesi del 1957, investendo gli ingenti proventi derivanti dal felice svolgimento della sua carriera artistica, il cantante acquistò una sontuosa dimora, che reputava più confacente al suo nuovo ruolo di star cinematografica, Graceland, situata a Memphis, nello stato del Tennessee. Successivamente egli adattò la nuova abitazione alle sue particolari esigenze ed ai suoi gusti stravaganti, facendola oggetto di un radicale rifacimento, consistente nell’effettuazione di una lunga serie di modifiche alla sua struttura originaria, e ne arredò gli interni seguendo i dettami di uno stile decisamente pacchiano e kitsch. Ultimati nel giro di qualche mese i lavori di ristrutturazione, il cantante si trasferì presso la sua nuova residenza in compagnia di tutto il suo numeroso seguito, composto da collaboratori, amici e dai membri del suo nucleo famigliare. Ormai da tempo la sua dimora è diventata una specie di mausoleo, meta di continuo pellegrinaggio per i suoi fan, ed è considerata dagli americani una specie di monumento nazionale.[62]
La vita sentimentale negli anni cinquanta
Nel corso della seconda metà degli anni cinquanta il gossip dell’epoca attribuì al cantante una lunga serie di relazioni sentimentali, più o meno ufficiali, fra le quali si possono ricordare quelle che egli avrebbe intrattenuto con Dixie Locke, Barbara Hearn, Dorothy Harmony, Tempest Storm, June Juanico, e Natalie Wood, quest’ultima attrice già famosa all’epoca per aver interpretato un ruolo di una certa importanza nel celebre film Gioventù bruciata.[63] Nello stesso periodo terminò anche il suo rapporto con Anita Wood, un’attraente cantante che godeva di una discreta fama, con la quale egli aveva da tempo instaurato una relazione. Successivamente, nell’agosto del 1959 conobbe quella che circa una decina di anni dopo sarebbe diventata sua moglie, e cioè Priscilla Beaulieu, la figlia di un colonnello statunitense, anche lui di stanza in territorio tedesco.[64]
Il “Million Dollar Quartet”
Durante tutto il corso della sua carriera il cantante non collaborò mai collegialmente con altri artisti, salvo in una circostanza, peraltro del tutto accidentale e fortuita, allorquando il 4 dicembre del 1957, durante lo svolgimento di una seduta di registrazione presso gli studi della Sun Records, alla quale partecipavano Carl Perkins come cantante e Jerry Lee Lewis come suo pianista, egli si trovò a passare casualmente da quelle parti, in compagnia di Johnny Cash. Durante una pausa della seduta che si stava effettuando il cantante si sedette al piano, cominciando a suonarlo, e interpretando scherzosamente nel contempo alcuni brani di tipologia gospel, un genere musicale per il quale egli manifestò per tutto il corso della sua esistenza una vera e propria forma di venerazione.
In seguito egli cominciò a intrattenere gli altri astanti, dialogando e scherzando affabilmente con loro, ed essi, imbeccati e sollecitati in tal modo, di lì a poco si unirono a lui, producendosi nella successiva interpretazione di una svariata serie di brani, appartenenti a generi musicali diversi, rivisitandoli e interpretandoli con un piglio molto informale.[65] Il tutto accadde alla presenza di Sam Phillips che, intuendo la particolarità dell’evento, decise di registrare quell’atipica esibizione del quartetto che si era formato casualmente qualche istante prima, e dalla registrazione della stessa furono ricavati circa settanta minuti di materiale, che venne utilizzato in seguito per incidere un album, pubblicato successivamente al decesso del cantante. Phillips all’epoca definì i quattro, tutti artisti che già da tempo si erano ricavati un notevole spazio nell’ambito musicale del periodo, The Million Dollar Quartet (Un quartetto da un milione di dollari).[65] Le incisioni che vennero ricavate all’epoca di quella involontaria esibizione rappresentano l’unica testimonianza tangibile di una qualche forma di collaborazione attuata dal cantante con altri artisti del suo tempo.[65]
I collaboratori del cantante negli anni cinquanta
Il cantante nel corso degli anni cinquanta, oltre che dell’essenziale collaborazione di quelli che possono essere considerati i membri “storici” della sua band, e dei suoi coristi ufficiali, si avvalse del fondamentale contributo di un notevole numero di musicisti, fra i quali si possono ricordare i pianisti Marvin Hughes, Frederick Earl “Shorty” Long, Floyd Cramer, Dudley Brooks, i chitarristi Vito Mumolo, Chet Atkins, Luther “Red” Roundtree, Tiny Timbrell, i trombettisti Teddy Buckner e Warren Smith, il sassofonista Justin Gordon, il batteristi Johnny Bernero e Richard Connell, il clarinettista Mahlon Klark, il polistrumentista Ray Siegel, i coristi gospel Ben Speer e Brook Speer, il Ken Darby Trio (Rad Robinson, Jon Dodson, e Charles Prescott), il bassista Myer Rubin, i trombonisti Elmer Schneider e Warren Smith, gli armonicisti Dominic Frontiere e Carl Fortina, il batterista Richard Cornell.
Questi musicisti, che già da tempo si erano costruiti un’ottima reputazione nell’ambito musicale dell’epoca, collaborarono con il cantante sia durante la lavorazione dei brani dai quali furono tratti i singoli e gli album pubblicati nel corso del decennio, sia durante la lavorazione delle colonne sonore delle pellicole alle quali egli partecipò nello stesso periodo.[66]
La produzione discografica degli anni cinquanta
Il cantante iniziò ufficialmente la sua carriera artistica incidendo, nel 1954, il primo singolo sotto l’egida della Sun Records. Tale singolo recava inciso lato A il brano That’s All Right (Mama), e sul lato B il brano Blue Moon of Kentucky. Il secondo singolo inciso dal cantante, sempre nel corso del 1954, fu quello che recava contenente nel lato A il brano Good Rockin’ Tonight, e nel lato B il brano I Don’t Care If the Sun Don’t Shine. Successivamente, nel corso del 1955, il cantante incise il singolo contenente sul lato A il brano Milkcow Blues Boogie, e sul lato B il brano You’re a Heartbreaker. Il secondo singolo che nel corso dello stesso anno egli incise, fu il quello contenente nel lato A il brano Baby Let’s Play House, e nel lato B il brano I’m Left, You’re Right, She’s Gone.
Il terzo singolo inciso dal cantante nel corso di quell’anno, che fu anche l’ultimo disco caratterizzato dall’essere inciso sotto l’egida della Sun Records, fu quello contenente nel lato A il brano Mystery Train, e nel lato B il brano I Forgot to Remember to Forget. I singoli in questione furono commercializzati sia nella versione edita nel formato a “78 giri”, sia in quella edita nel formato a “45 giri”.[67] Allorquando il cantante venne contrattualizzato dalla RCA, iniziò ad incidere album editi nel formato a “33 giri”, il primo dei quali, caratterizzato dall’autobiografico titolo Elvis Presley, conteneva sia brani interpretati quando era ancora scritturato dalla Sun, sia brani interpretati dopo la sua successiva scrittura da parte della RCA.
Circa vent’anni dopo, nel corso dell’anno 1977, il gruppo britannico dei Clash si ispirò palesemente alla grafica che ne caratterizzava la copertina, allorquando essi pubblicarono il loro album intitolato London Calling. Successivamente il cantante incise un secondo album, caratterizzato dall’altrettanto autobiografico titolo Elvis, contenente solamente brani incisi dopo l’avvenuto cambio di casa discografica. Entrambi gli album in questione vennero pubblicati nel corso dell’anno 1956, ed ottennero un ottimo riscontro di natura commerciale, contribuendo in tal modo a consolidare la fama e la notorietà del loro interprete a livello internazionale, e sono solitamente considerati dai critici e dai fan del cantante album fondamentali.
Come la maggior parte degli artisti americani che avevano in precedenza raggiunto il successo, nel corso dell’anno successivo, il 1957, il cantante incise poi un album contenente una raccolta di canzoni tradizionali di carattere natalizio, intitolato Elvis’ Christmas Album, reinterpretate con l’apporto del suo stile, che riscosse anch’essa un ottimo risultato a livello di successo di vendite. Concomitante con l’avvio della carriera cinematografica del cantante, cominciò la pubblicazione delle colonne sonore tratte da alcuni dei film che egli interpretò nel corso del biennio compreso tra l’anno 1956, e l’anno 1958. Vennero in effetti commercializzati solamente i dischi contenenti le colonne sonore di due delle quattro pellicole alla lavorazione delle quali egli partecipò nel corso di quel periodo, vale a dire quelle attinenti al secondo e al quarto film da lui girati, rispettivamente Loving You (Amami teneramente) e King Creole (La via del male).
All’epoca gli album redatti riversando sul vinile le colonne sonore dei film in questione concretizzarono piazzamenti e permanenze nelle varie classifiche anche migliori di quelli raggiunti dagli album incisi in studio. I brani costituenti la colonna sonora del primo e del terzo film girati dal cantante, rispettivamente Love me tender (Fratelli rivali) e Jailhouse Rock (Il delinquente del Rock’n’roll), vennero commercializzati inizialmente solo sotto forma di singoli, e solo successivamente le colonne sonore di tali pellicole vennero incluse integralmente nei numerosi album di carattere antologico pubblicati in seguito. Durante il periodo che il cantante dedicò allo svolgimento del servizio militare, giocoforza l’attività concernente la registrazione di nuovi brani e la conseguente produzione discografica subì un arresto.
Anche allo scopo di mantenere vivo l’interesse e l’attenzione del pubblico verso il suo assistito, il suo manager, di comune accordo con la casa discografica, si attivò allo scopo di far pubblicare una serie di album di carattere antologico, contenenti in massima parte raccolte di brani incisi in precedenza dal cantante, che vennero immessi sul mercato discografico nel biennio compreso tra l’anno 1958 e l’anno 1959. Tali album, che raggiunsero come la maggior parte della produzione discografica del cantante nel corso di quel periodo ottimi risultati a livello commerciale furono nell’ordine gli album dal titolo Elvis’ Golden Records, pubblicato nel corso dell’anno 1958, e i tre album successivi, pubblicati nel corso dell’anno 1959, dai rispettivi titoli For LP Fans Only, A Date with Elvis, e 50,000,000 Elvis Fans Can’t Be Wrong – Elvis Gold records vol. 2.
I singoli pubblicati nel corso dello stesso periodo che ottennero maggior successo di vendite furono quelli contenenti brani quali Heartbreak Hotel e I Was the One, I Want You, I Need You, I Love You e My Baby Left Me, Don’t Be Cruel e Hound Dog, Love Me Tender e Any Way You Want Me, All Shook Up e That’s When Your Heartaches Begin, (Let Me Be Your) Teddy Bear e Loving You, Jailhouse Rock e Treat Me Nice.[68] Sempre nel corso dello stesso periodo vennero poi pubblicati, in particolar modo dalla RCA inglese, un considerevole numero di extended play, vale a dire dei dischi caratterizzati dall’avere le stesse dimensioni esteriori di un singolo edito nel formato a 45 giri, ma editi nel formato a 33 giri, e solitamente contenenti quattro brani incisi dal cantante, anziché due.[69]
Come si è visto, durante lo svolgimento del servizio militare, il cantante sospese giocoforza la sua attività canora, e disertò le sale di incisione ufficiali. Tuttavia egli nello stesso lasso di tempo si produsse anche in una serie di incisioni amatoriali, riversando su nastro magnetico delle sue personali interpretazioni di brani già portati al successo da altri artisti dell’epoca. Solitamente egli li interpretava tali brani accompagnandosi con il pianoforte, e personalizzandoli con l’apporto del suo stile. Tali interpretazioni, di cui permangono tracce fonografiche di mediocre o pessima qualità, sono state successivamente riversate su vinile, allo scopo di commercializzare dei bootleg, contenenti appunto tali incisioni. Fra di essi spicca quello contenente una particolare versione fornita dal cantante di un brano portato qualche anno prima al successo da un celebre gruppo doo-wop americano, The Penguins, dal titolo Heart Angel.[70]
L’avvio della carriera cinematografica

Convinto anche delle potenzialità di attore del suo assistito, il Colonnello Parker si attivò, sfruttando tutte le sue conoscenze, allo scopo di inserire il cantante nei vari circuiti cinematografici. Egli sollecitò l’esecuzione di una serie di provini, che vennero effettuati presso gli studi della Paramount Pictures, e diedero tutti un esito complessivamente soddisfacente, tanto che il famoso produttore Hal B. Wallis firmò con il cantante un contratto di esclusiva per poterlo avere fra i protagonisti dei suoi film.[71] Il contratto con la casa cinematografica Paramount Pictures vincolava il cantante per un periodo di sette anni, ed egli cominciò a lavorare stabilmente per la stessa in qualità di attore protagonista.
Nel biennio compreso fra il 1956 e il 1958 egli prese parte alla lavorazione di quattro pellicole, diretto da registi quali Robert Wise e Michael Curtiz, e sino alla data della sua partenza per lo svolgimento del servizio militare, che lo costrinse ad interrompere la sua carriera cinematografica, girò nell’ordine i seguenti film: Love Me Tender (Fratelli rivali, 1956), Loving You (Amami teneramente, 1957), Jailhouse Rock (Il delinquente del rock and roll, solitamente considerato dai suoi fan il suo film più riuscito, 1957) e King Creole (La via del male, 1958)[72].
Pochi critici cinematografici all’epoca plaudirono alle doti del cantante che era diventato un novello attore, mentre la maggioranza di essi accolse le pellicole sopra elencate freddamente e non lesinò aspri rimproveri all’interprete principale, reo secondo gli stessi di possedere pessime qualità recitative. Dopo l’esordio del film Love Me Tender, la rivista cinematografica Reporter così si espresse nei confronti dello stesso: “Costui è un ragazzino osceno, ed è solo capace di ondeggiare vacillando tra un grido e un gemito”. Tuttavia le pellicole in questione ottennero un riscontro di carattere commerciale ampiamente positivo, contribuendo a consolidare a livello internazionale la fama del cantante, e sono considerate dai suoi fan un oggetto di culto, in quanto legate al suo “periodo aureo”, quando negli anni cinquanta egli fece il suo esordio sulle scene come rocker.[72]
Il cantante era fotogenico e dotato di presenza scenica, ma il colorito della sua carnagione, tendente al pallido, ed i suoi capelli rossastri mal si conciliavano con le esigenze del “technicolor”, sicché i visagisti holliwoodiani, allo scopo di porre rimedio a tale lacuna, intervennero decisamente sul suo look, rivoluzionandolo completamente. A partire dalla lavorazione della seconda pellicola che interpretò, egli cominciò a tingersi i capelli di nero corvino, iniziando nel contempo a sfoggiare occhi bistrati e un colorito terreo, dovuto ai pesanti make-up ai quali si sottoponeva, e mantenne tali consuetudini per il resto dei suoi giorni, interrompendole solamente, per cause di forza maggiore, durante lo svolgimento del servizio militare.[72] Degno di nota il fatto che all’epoca il cantante, interpellato dai giornalisti a proposito delle motivazioni che lo avevano spinto ad intraprendere la per lui nuova carriera di attore cinematografico, così si espresse: «Si sa che i cantanti vanno e vengono, ma se sei un bravo attore, allora puoi durare a lungo…».
La partenza per il servizio militare
Il 20 dicembre del 1957, mentre stava partecipando alla lavorazione del film intitolato King Creole, la quarta pellicola da lui interpretata, il cantante venne chiamato allo svolgimento del servizio militare: ciò ovviamente scombinò i piani ed i progetti a breve scadenza che il Colonnello Parker stava elaborando per tutelare la carriera del suo assistito e conseguentemente egli cercò di ottenere un rinvio della partenza affinché potesse ottemperare agli impegni contrattuali che lo legavano alla casa cinematografica[8] Il tentativo ebbe successo ed Elvis ottenne allora una particolare dispensa dai comandi militari; inoltre gli fu consentito di posticipare la data della sua effettiva chiamata alle armi.

In tal modo riuscì a portare a termine la lavorazione della pellicola a cui stava partecipando senza ulteriori intoppi ma successivamente, il 24 marzo del 1958, dovette comunque presentarsi presso il locale distretto militare per effettuare la cosiddetta “visita di leva”.[73] Il Colonnello colse l’occasione per trasformare l’avvenimento in un evento mediatico senza precedenti, ed ogni singola fase della visita di leva del cantante, del suo successivo arruolamento nell’esercito statunitense, che avvenne nel distaccamento militare di Fort Chaffee, nell’Arkansas, della sua assegnazione alla “Scuola di addestramento carristi” situata presso Fort Hood, nel Texas, e del suo successivo arrivo a Brema, in Germania, il 1º ottobre dell’anno 1958, venne ripresa, documentata accuratamente, e data spietatamente in pasto ai mezzi d’informazione, quali giornali, rotocalchi e televisione.[74]
Il cantante venne arruolato tra le file dei militari statunitensi di stanza a Friedberg, ossia nelle truppe di occupazione che stazionarono nel territorio tedesco per più di un ventennio dopo la fine della seconda guerra mondiale, come carrista, ed accettò con molta umiltà il netto cambiamento del suo stile di vita dipendente dal suo arruolamento, rifiutando a priori i benefici derivanti dal suo status di celebrità, tanto che si sottopose di buon grado alle fatiche della vita militare, e durante tutto lo svolgersi del suo periodo di ferma, mantenne sempre nei confronti dei compagni un comportamento irreprensibile e corretto. Tale circostanza è confermata in modo inconfutabile dalle numerose testimonianze fornite nel corso di interviste concesse successivamente da alcuni suoi commilitoni e dai suoi superiori.[75]
Sempre a causa dello svolgimento del servizio militare il cantante dovette rimanere lontano dalle scene per due anni, e durante quel periodo, ponendo in atto un accorta politica commerciale (per esempio immettendo sul mercato discografico brani ancora inediti, raccolte di brani musicali già noti, e alimentando continuamente il floridissimo mercato dei gadget) il colonnello Parker riuscì a mantenere inalterato l’interesse che il pubblico nutriva per il suo assistito, creando nel contempo un’atmosfera di spasmodica attesa per il suo futuro rientro in patria.[76]. Il cantante apprese poi del decesso dell’adorata madre, Gladys, che già da tempo manifestava gravi problemi di salute, avvenuta il 14 agosto del 1958, all’età di soli 46 anni, a causa di una grave epatite, e l’avvenimento contribuì a gettarlo in un grave stato di prostrazione.[77],
Durante il periodo della permanenza in Germania Ovest, il cantante si appassionò alle discipline delle arti marziali, ed in modo particolare a quella del karate, tanto che col tempo si perfezionò in quest’arte. I suoi più accreditati biografi sostengono che al culmine della sua preparazione fosse un combattente temibile come qualsiasi altro valido karateka.[78] Allo scopo di accrescere il suo rendimento durante lo svolgimento delle mansioni alle quali era assegnato nell’esercito, egli prese anche l’abitudine di assumere farmaci stimolanti, quali la benzedrina, e ciò sancì il nascere di un’abitudine che con il passare del tempo si radicò in lui in misura sempre maggiore, diventando successivamente una grave forma di dipendenza, e nel prosieguo degli anni fonte di innumerevoli guai di salute.[79] Durante un’intervista che concesse posteriormente al suo congedo, il cantante così si espresse: «I due anni sotto le armi mi hanno fatto riflettere. La noia è una grande madre di virtù».[80]
Gli anni sessanta
Il ritorno
Al suo rientro negli Stati Uniti, il cantante fu assalito dai giornalisti e, nonostante da un lato palesasse atteggiamenti da divo, dall’altro egli concesse una serie di interviste, producendosi in quei frangenti in atteggiamenti docili e remissivi, con l’intento di fornire loro l’immagine di un individuo modesto, responsabile e assennato, che non si era montato la testa a causa della fama raggiunta.[81] All’inizio degli anni sessanta nella musica i tempi stavano cambiando poiché le nuove rock band avevano ormai invaso il mercato e i teenager, che sin dagli albori della carriera di Elvis avevano sempre rappresentato la sua fetta di sostenitori più accaniti, cominciarono a dirottare il loro interesse verso i nuovi idoli musicali del momento come i Beatles, i Beach Boys e i Rolling Stones: questo stato di cose finì inevitabilmente per esercitare delle influenze anche sull’evolversi della sua carriera.[82]
Dopo il ritorno dal servizio militare, avvenuto nel 1960, il cantante dimostrò alle persone che gli gravitavano intorno di essere cambiato a livello caratteriale: il primo effetto di questa metamorfosi fu la sua tendenza a mostrarsi sempre più diffidente nei rapporti con la gente e la conseguenza di questo suo atteggiamento fu il formarsi attorno alla sua persona di una barriera impenetrabile, composta da una folta schiera di parenti, amici, guardie del corpo e di opportunisti “yes men”.[83]
La Memphis Mafia
Col passare del tempo la ristretta cerchia di persone con la quale il cantante amò circondarsi costantemente fino alla fine dei suoi giorni, cominciò ad essere identificata con l’appellativo di “Memphis Mafia”. «Elvis era circondato dai parassiti», affermò successivamente a tal proposito il giornalista John Harris, «Non c’era da meravigliarsi che, appena Elvis iniziò a scivolare nella dipendenza e nel torpore, nessuno lanciò l’allarme… per loro, Elvis era una banca, e in quanto tale doveva rimanere aperta».[84] Tony Brown, che suonò regolarmente il pianoforte per il cantante nel periodo comprendente gli ultimi due anni di vita dello stesso, osservò il rapido declino della sua salute psicofisica, nonché l’urgente necessità di affrontare il problema, e successivamente intervistato sulle circostanze di cui era stato spettatore involontario, così si espresse: «Ma sapevamo tutti che era un’impresa disperata perché Elvis era circondato da quel piccolo ristretto cerchio di persone … tutti quei cosiddetti amici».[85]
Dopo il decesso del cantante, in difesa della “Memphis Mafia”, un membro della stessa, Marty Lacker, così si espresse: «Presley era l’artefice del suo destino, era lui il capo … Se non fossimo stati in giro, sarebbe morto molto tempo prima».[86] Larry Geller diventò il parrucchiere personale del cantante a partire dal 1964 e, a differenza di altri membri della “Memphis Mafia”, era molto interessato a questioni di natura spirituale e non solo a quelle di rilevanza prettamente economica. Larry ricorda come, sin dal primo colloquio che intrattenne con il cantante, quest’ultimo si aprì e si confidò con lui, mettendolo al corrente dei suoi più reconditi pensieri, e contemporaneamente della vera natura delle ansie interiori che lo tormentavano, esprimendosi all’epoca nel modo seguente: «Voglio dire, ci deve essere uno scopo… ci deve essere un motivo… un motivo per cui ho scelto di essere Elvis Presley… Giuro su Dio, nessuno sa quanto io mi senta solo, vuoto è come mi sento veramente dentro».[87]
In seguito qualche anno dopo Geller prese l’abitudine di rifornire il cantante di un cospicuo quantitativo di libri che trattavano di religione e di misticismo, che il cantante leggeva voracemente durante le pause dei faticosissimi e incessanti tour.[88] Coloro i quali entravano a far parte del ristretto organico della “Memphis Mafia”, che il cantante definiva affettuosamente “The Guys” (I ragazzi), lo circondavano con ogni tipo di attenzione, cercando di esaudire ogni suo desiderio, allo scopo di entrare nelle sue grazie, e ottenere in seguito indubbi vantaggi. Questa cerchia di persone, se da un lato nel corso degli anni lo protesse con ogni mezzo a sua disposizione da una qualsiasi influenza che essa reputasse indesiderabile, dall’altro gli impedì di poter intrattenere rapporti sani e costruttivi con il reale mondo esterno.[89]
Risultato del nuovo atteggiamento che il cantante pose in atto a partire da quel periodo fu l’usanza di affittare al completo un enorme locale, un grande teatro o un intero Luna park, per poterci poi trascorrere una serata esclusiva, in compagnia dei soli membri del suo entourage, cautelato in ogni modo da quella che era considerata la pedante e inopportuna presenza di persone estranee al giro delle sue amicizie e frequentazioni abituali; sempre nel corso dello stesso periodo Elvis maturò anche un notevole interesse per alcune particolari scienze, quali la numerologia e l’esoterismo: in conseguenza di ciò ben presto la sua biblioteca personale si arricchì rapidamente di un notevole numero di testi che trattavano di tali argomenti.[90] Degno di nota il fatto che verso la fine degli anni sessanta la situazione del cantante in effetti fosse già assimilabile a quella di un quasi recluso e ciò può in parte giustificare la spinta di natura interiore che nel corso degli anni successivi lo spinse a cercare, con incredibile frequenza, il contatto diretto con il pubblico.[91]
Il rientro sulle scene
Gli inizi del nuovo decennio furono problematici poiché la morte della madre Gladys, avvenuta mentre svolgeva il servizio militare in Germania, lo aveva gettato in un profondo stato di prostrazione, del quale pativa ancora le conseguenze. Degno di nota il fatto che i suoi più accreditati biografi abbiano sempre posto l’attenzione sul particolare rapporto che lo legava ad essa, sostenendo che egli fosse legato alla stessa da un rapporto particolarmente intenso, e che la sua perdita sia stato per lui un colpo terribile.[92] Nel corso del 1960, il concretizzarsi di un’operazione di carattere meramente commerciale attuata dal suo manager, sortì come effetto la partecipazione del cantante in qualità di ospite allo show televisivo del quale Frank Sinatra era il conduttore, benché quest’ultimo non avesse mai nascosto in passato la profonda avversione che nutriva per quello che era stato definito dai media di allora il “cantante del secolo”.
Sinatra in effetti aveva attaccato il cantante in diverse occasioni, anche pubblicamente, tanto che qualche tempo prima, interpellato dai giornalisti sulla figura dell’allora ancora emergente artista egli si era così espresso: «[…] La sua musica è fatta da deficienti che cantano testi maliziosi, lascivi, per parlare chiaramente: sporchi. Ha finito con il diventare la marcetta di ogni furfante sulla faccia della terra. È la più brutale, brutta, disperata, perversa forma di espressione che io abbia avuto la sfortuna di ascoltare…».[93] Ad ogni modo la partecipazione allo show televisivo, definito a causa della presenza del cantante il Welcome Home Elvis (Bentornato a casa Elvis), gli diede comunque la possibilità di riprendere il contatto con il pubblico, e riacquistare la visibilità di cui godeva prima della sua partenza, avvenuta a causa dell’adempimento dei suoi obblighi di leva.[94]
Egli si presentò allo show pochi giorni dopo essere rientrato dal servizio militare e si esibì cantando accompagnato dal quartetto vocale dei Jordanaires, un brano intitolato Fame and fortune, un lento, caratterizzato dalla struttura musicale del terzinato, tipica di molti brani commercializzati all’epoca, e un brano dal titolo Stuck On You, decisamente più veloce e ritmato. Successivamente egli si esibì in un duetto vocale in coppia con Sinatra, interpretando una versione arrangiata seguendo i dettami dello stile tipico di quest’ultimo brani quali quello intitolato Love Me Tender (che era stato il motivo conduttore inserito nella colonna sonora della prima pellicola interpretata dal cantante, “Fratelli rivali”) e quello intitolato Witchcraft (un successo di Sinatra risalente al 1957).
Il successo che arrise allo show televisivo fu notevole e, durante lo svolgimento dello stesso, il cantante si produsse in una esibizione vocalmente impeccabile, ma dalla quale inevitabilmente traspariva un radicale cambiamento di stile e di immagine, in quanto egli non appariva più lo scatenato e aggressivo rocker di un tempo, ma un cantante molto più mieloso e sdolcinato.[95] Risale a quel periodo la pubblicazione di alcuni singoli che ottennero un enorme successo, quali Are You Lonesome Tonight? (Ti senti sola stanotte?), il rifacimento di un vecchio brano degli anni venti, caratterizzato dalla presenza di un lungo inciso parlato, e il riadattamento di due classici della canzone napoletana, It’s Now or Never (‘O sole mio) e Surrender (Torna a Surriento).[96] Nel 1961 il singolo intitolato Wooden Heart raggiunse la prima posizione nella classifica UK Singles Chart, e lo mantenne consecutivamente per sei settimane.
La tipologia di quei brani, e gli arrangiamenti che vennero studiati durante la loro incisione allo scopo di ottimizzare il prodotto finale contribuirono a mettere in risalto le qualità vocali del cantante, ma i singoli che ne vennero tratti erano classificabili comunque come un prodotto agli antipodi di quel particolare spirito pionieristico e innovativo che lo aveva animato quando egli era ancora agli albori della sua carriera, e che aveva contribuito al contraddistinguere in modo peculiare i primi dischi incisi sotto l’egida della Sun Records, nonché al nascere del suo successo.[97] A proposito della sua voce, il cantante all’epoca così si espresse: «Non mi faccio illusioni. La mia voce, di per sé, è una voce molto ordinaria. La gente viene a vedere solo come la uso, e se dovessi starmene fermo mentre canto mi sentirei morto… Potrei tornarmene a fare il camionista…».[98]
La vita sentimentale negli anni sessanta
I suoi più accreditati biografi e il gossip imperante all’epoca, nel corso degli anni sessanta, oltre che la relazione “ufficiale” con la sua fidanzata “storica” Priscilla Beaulieu, la donna che verso la fine del decennio divenne sua moglie, attribuirono al cantante svariate relazioni di carattere sentimentale, principalmente con le attrici con le quali collaborava durante la lavorazione della lunga serie di pellicole che girò nel corso del decennio. Fra di esse, in ordine cronologico, si possono ricordare le più importanti, vale a dire quelle che egli avrebbe intrattenuto con:
• l’attrice Juliet Prowse, sua partner femminile durante la lavorazione del film intitolato Cafè Europa, girato nel 1960, dopo il rientro negli Stati Uniti, e che altro non era se non la sublimazione romanzata ed edulcorata dei ricordi di vita militare del cantante.
• l’attrice Ursula Andress, famosa “Bond girl”, che fu la sua partner femminile durante la lavorazione del film intitolato Fun in Acapulco, girato nel corso del 1963.
• la show-girl Ann-Margret, che fu la sua partner femminile durante la lavorazione del film intitolato Viva Las Vegas, girato nel 1964.
• la cantante e attrice Shelley Fabares, che fu la partner femminile del cantante durante la lavorazione di alcune pellicole, girate nel corso della seconda metà degli anni sessanta.
La ripresa e la prosecuzione della carriera cinematografica

Dopo un paio di esibizioni dal vivo effettuate a scopo di beneficenza, avvenute a partire dal 25 marzo del 1961 all'”Ellis Auditorium” di Memphis, il cantante troncò nettamente ogni rapporto diretto con il suo pubblico, e decise di sfruttare al massimo il remunerativo filone cinematografico. Nel corso del decennio successivo egli interpretò ventinove pellicole, alcune delle quali inedite in Italia, ma fra di esse solo un’esigua minoranza poteva essere considerata artisticamente valida, mentre la maggioranza poteva essere classificata al alla stregua di “B-movie”, di qualità mediocre, girati in modo approssimativo, e in tempi record.[99]
Le trame di questi film erano solitamente banali e tutte molto simili tra loro, poiché – salvo rarissime eccezioni – l’interprete principale rivestiva sempre il ruolo dell’eroe canterino della situazione, il tutto condito dalla presenza della graziosa fidanzatina di turno, da un numero imprecisato di procaci fanciulle, da magnifici scenari esotici, da qualche scazzottata, dalla quale egli usciva immancabilmente vincente, e da un certo variabile quantitativo di canzoncine melense e insignificanti.[99] Nonostante ciò i film spesso registravano resse al botteghino, e sino alla metà del decennio incassarono bene, poi il filone di quelli che venivano definiti “Presley movies” iniziò a manifestare segni di stanchezza, e verso la fine del decennio la situazione precipitò.
Il pubblico, stanco della banalità delle trame, che viaggiava di pari passo con quella delle colonne sonore, cominciò a disertare le sale cinematografiche quando si proiettavano le pellicole girate dal cantante e ciò ovviamente si riflesse negativamente sui loro incassi e, di conseguenza, anche sulla sua carriera cinematografica. A proposito della mediocrità e della pochezza delle pellicole alla realizzazione delle quali il cantante collaborava in quel periodo, egli così si espresse: «L’unica cosa peggiore che dover guardare un brutto film è averci recitato…»[100]. Rappresentarono comunque un’eccezione a quella che ormai da anni era diventata l’applicazione di una norma consolidata le due pellicole girate dal cantante nel corso del 1968, intitolate rispettivamente Stay Away, Joe e Live a little, Love a little (entrambe inedite in Italia), così come le tre girate nel corso del 1969, intitolate rispettivamente Charro! (Un uomo chiamato Charro), The Trouble with Girls (Guai con le ragazze) e Change of Habit (inedito in Italia).
I ruoli che il cantante ricopriva in queste pellicole erano meno banali e scontati rispetto a quelli che aveva interpretato in precedenza, e tale caratteristica era condivisa con le loro trame. Tuttavia tali pellicole, pur migliori di quelle che le avevano precedute, non riuscirono a risollevare compiutamente le sorti della sua vacillante carriera cinematografica, poiché il pubblico e la critica le accolsero tiepidamente, e ciò si tradusse in mediocri riscontri di natura commerciale. Nel corso della sua carriera cinematografica, Elvis lavorò con una lunga serie di attori, alcuni famosi come, in ordine alfabetico, Arthur o’ Connell, Bill Bixby, Cesare Danova, Charles Bronson, Dean Jones, Gary Lockwood, Gig Young, James Gleason, James Shigeta, John Mc Intire, Mickey Shaugnessy, Paul Lucas, Richard Egan, Robert Redford, Steve Forrest e Vincent Price.
Volgendo l’attenzione alle partner femminili, invece, si possono citare Angela Lansbury, Annette Day, Anne Helm, Ann-Margret, Barbara Eden, Barbara Stanwyck, Carolyn Jones, Dolores Hart, Debra Paget, Dodie Marshall, Dolores del Río, Elsa Cárdenas, Elsa Lanchester, Glenda Farrell, Hope Lang, Ina Balin, Ivonne Craig, Ivonne Romain, Joan Blackman, Joan Freeman, Judy Tyler, Juliet Prowse, Lizabeth Scott, Lola Albright, Mary Tyler Moore, Nancy Sinatra, Schelley Fabares, Stella Stevens, Suzanna Leigh, e Ursula Andress.
Alcuni critici cinematografici concordano sul fatto che egli avesse una certa propensione alla recitazione, ma che gli furono sempre affidati ruoli assai poco favorevoli a far emergere le sue doti di attore.[101] Il cantante fu scelto da Barbra Streisand per recitare nel film È nata una stella, ma le richieste esageratamente esose del colonnello Parker impedirono che ciò avvenisse e la stessa cosa accadde anche dopo le sue candidature ad altri due film di notevole spessore: La gatta sul tetto che scotta nel ruolo che fu di Paul Newman e Un uomo da marciapiede, parte che poi andò a Jon Voight.
L’incontro con i Beatles
Nel 1965 i Beatles, che non disconobbero mai la simpatia che nutrivano per il personaggio, poiché anch’essi agli albori della loro carriera avevano subito le influenze del suo stile e della sua musica, si recarono a Bel Air, nella dimora di cui il cantante usufruiva durante la lavorazione delle pellicole nelle quali recitava, con lo scopo di poterlo incontrare durante una pausa della lavorazione delle stesse. Si ha dunque notizia di una Jam Session che il cantante avrebbe effettuato assieme ai “Faboulus four” e tale circostanza è in effetti avvalorata dalle affermazioni che i quattro fecero in seguito, ma non da prove tangibili, come registrazioni, filmati, o foto. Degno di nota il fatto che in seguito John Lennon, interpellato da un giornalista sulla figura del cantante, si sia così espresso: «Before there was Elvis, there was nothing» (“Prima di Elvis non c’era niente”).[102][103]
I collaboratori del cantante negli anni sessanta
Negli anni Sessanta Elvis, oltre che del supporto dei suoi collaboratori abituali, si avvalse della collaborazione di musicisti fra i quali si possono ricordare i pianisti Floyd Cramer e Aurhus Robbins, i chitarristi Hank Garland, Grady Martin, Harold Dradley, Ray Edenton, Pete Drake (specialista della steel guitar), e Charlie Hodge (quest’ultimo membro anche della Memphis Mafia), il sassofonista Justin Gordon, il bassista Bob Moore, il percussionista Buddy Harman, il sassofonista Boots Randoph, i coristi appartenenti al gruppo vocale Anita Kerr Singers, la corista Millie Kirkham, e il violinista Tommy Jackson. Questi musicisti, che già da tempo si erano costruiti un’ottima reputazione nell’ambito musicale dell’epoca, collaborarono con il cantante sia durante la lavorazione dei brani dai quali furono tratti i singoli e gli album pubblicati nel corso del decennio, sia durante la lavorazione delle colonne sonore delle pellicole alle quali egli partecipò nello stesso periodo.[104]
Il matrimonio

Dopo quasi dieci anni di fidanzamento, il 1º maggio del 1967, il cantante convolò a nozze con la donna che da quasi dieci anni era assurta al ruolo di sua “fidanzata ufficiale”, Priscilla Presley, e il tutto accadde durante lo svolgimento di una cerimonia privata alla quale furono invitati e parteciparono un ristretto gruppo di persone, formato dalle rispettive famiglie e dagli amici di vecchia data della coppia, presso l’albergo denominato Aladdin Hotel, nella città di Las Vegas. Circa nove mesi dopo, il 1º febbraio del 1968, Elvis divenne padre, poiché il suo matrimonio venne allietato dalla nascita di una bambina, che venne battezzata col nome di Lisa Marie: i suoi più accreditati biografi pongono spesso l’accento sul fatto che egli nutrì per tutto il corso della sua esistenza una vera e propria forma di adorazione per quest’ultima[105].
I suoi fan più accaniti hanno sempre considerato – e considerano – l’ex moglie del cantante come la principale responsabile del profondo stato di prostrazione in cui egli, a causa dell’avvenuta separazione, sprofondò. Secondo costoro il verificarsi di tale situazione fu anche la causa primaria del successivo pauroso incremento del consumo di psicofarmaci che il cantante, nel tentativo di combattere lo stato depressivo che lo affliggeva, proprio a partire da quel periodo pose in atto: tale comportamento lo condusse in un primo tempo rapidamente verso la dipendenza dagli stessi e successivamente al disfacimento psicofisico che divenne così evidente, anche a livello esteriore, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta.
Il “68 Comeback Special”
Complice sia l’evolversi dei gusti del pubblico, sia il progressivo scadere dal punto di vista qualitativo delle trame e delle colonne sonore dei film che interpretava che all’epoca rappresentavano, salvo rare (e talvolta lodevoli) eccezioni, la quasi totalità della sua produzione discografica, il cantante per la prima volta dall’inizio della sua carriera dovette misurarsi con gli esiti di un netto calo di popolarità. Il suo manager si vide allora costretto a prendere in esame una serie di alternative, allo scopo di tentare di rinvigorire l’ormai vacillante immagine del suo assistito.[106] Il colonnello Parker vagliò dunque una serie di opzioni possibili e fra le soluzioni prospettate venne presa in considerazione quella di fargli abbandonare al cantante la stantia carriera cinematografica e riprendere le esibizioni su di un palcoscenico.
Tale ipotesi si concretizzò nella successiva organizzazione di uno show televisivo di carattere natalizio, nel quale egli avrebbe rivestito il ruolo di ospite d’onore, cogliendo il pretesto per riproporsi davanti al pubblico nelle vesti di cantante e non più in quelle di attore.[107] Lo Show in questione venne prodotto dalla rete televisiva NBC e alla sua realizzazione collaborò attivamente un giovane regista, Steve Binder, già noto per aver realizzato dei documentari di successo sul mondo del rock and roll, che aveva manifestato l’intenzione di partecipare alla realizzazione di uno special incentrato sulla figura del cantante.[108]
Coloro i quali durante il periodo della gestazione dello show collaborarono con lui, interpellati sull’argomento hanno asserito in svariate occasioni che egli si dimostrò inoltre molto entusiasta e collaborativo: tale atteggiamento era la conseguenza diretta del fatto che il cantante era affascinato dall’idea di rituffarsi negli albori delle sue origini artistiche, che erano rappresentati principalmente dalle esibizioni davanti ad una platea, dunque una forma di contatto diretto e istantaneo con il pubblico, e non il recitare dietro ad una macchina da presa, che rappresentava una forma di contatto artefatto e differito.[108]
Quello che venne successivamente definito il 68 Comeback Special, che in origine sarebbe dovuto essere solamente una stereotipata celebrazione del Natale, grazie all’innovativo apporto delle idee di Binder e di quelle del cantante, che durante la lavorazione dello show collaborarono tra loro allo scopo di raggiungere un risultato finale valido artisticamente, entrando spesso in contrasto con le direttive impartite dal colonnello Parker, diventò invece la celebrazione del suo ritorno sulle scene come rocker.[109] In quel frangente il cantante curò maniacalmente la sua immagine ed i suo rientro sulle scene, presentandosi al cospetto del pubblico in ottima forma fisica. Visibilmente dimagrito e fasciato da una particolare tuta di pelle nera che si ispirava alla più classica iconografia degli anni cinquanta, il periodo storico durante il quale la sua presenza si era palesata per la prima volta sulle scene internazionali, si esibì all’interno di una scenografia che si ispirava nettamente nella struttura ai ring dentro il quale combattevano i pugili, dando sfogo a tutta la grinta che aveva dovuto reprimere in tutti gli anni in cui si era dedicato alla recitazione, regalando al pubblico uno spettacolo eccellente.[110]
Egli, durante lo svolgimento dello spettacolo, esordì interpretando, accompagnato dall’orchestra e utilizzando coreograficamente la sua chitarra, un medley dei suoi vecchi successi, abbinati con brani di fattura più recente, quali Trouble (un pezzo che era stato a suo tempo incluso nella colonna sonora di uno delle prime pellicole girate dal cantante nell’anno 1957, La via del male), e Lawdy Miss Clawdy, nonché Guitar Man, e Baby, What You Want Me To Do.[111] Dopo di che si propose quindi nell’esecuzione, riarrangiata in modo orchestrale, di quelli che rappresentavano da sempre i suoi classici, quali Heartbreak Hotel, Hound Dog, All Shook Up, Can’t Help Falling in Love, Jailhouse Rock, Don’t Be Cruel, Blue Suede Shoes e Love Me Tender.
Seguì quindi l’interpretazione di alcuni brani gospel e spiritual, quali Where Could I Go But The Lord, Up Above My Head, e Saved.[111] Successivamente il cantante, sfruttando il loro accompagnamento e imbeccato dagli stessi Scotty Moore e D.J. Fontana, coloro i quali rappresentavano quanto rimaneva del gruppo che lo aveva accompagnato durante la sua scalata al successo nel corso degli anni cinquanta (mancava William Black, deceduto a causa di un tumore maligno nel 1966) si produsse nell’interpretazione di brani quali Baby, What You Want Me To Do, That’s All Right (Mama), Blue Crhistmas, One Night, Tiger man, e Trying To Get To You. Spesso egli interruppe l’esecuzione dei brani e assieme a loro rimembrò, commentandole, le circostanze che avevano consentito l’avvio della sua fortunata carriera artistica, ironizzando anche sull’evolversi della sua carriera cinematografica.
Seguì l’interpretazione di un brano melodico, dal titolo Memories, e la successiva interpretazione di un ultimo medley composto da brani quali Nothingville, Big Boss Man, Let Yourself Go, It Hurts Me, Guitar Man, Little Egypt e Trouble.[112] Degno di nota anche il brano intitolato If I Can Dream, scritto appositamente per lui, interpretato dal cantante come brano di chiusura dello show, che fu accolto favorevolmente a livello di responso commerciale e che contribuì a far tornare il nome del cantante nelle zone alte delle varie classifiche, circostanza questa che non si verificava più da tempo.[113] Il notevole successo che arrise allo show rinnovò nel cantante il desiderio di dedicarsi alla produzione di musica di qualità e, spinto da tale motivazione, decise di ritornare nella città di Memphis e di chiudersi in uno studio di incisione, allo scopo di effettuare una lunga serie di sedute di registrazione.[114]
Elvis, influenzato positivamente dall’atmosfera che si era creata attorno alla sua persona e dalla valenza artistica dei suoi nuovi collaboratori (autori, strumentisti e coristi), si dedicò con professionalità alle sedute di registrazione: i risultati non si fecero attendere e il frutto di tutto questo lavoro furono due album, i quali vennero accolti positivamente sia dalla critica che dal pubblico, contenenti una serie di canzoni eccellenti. Tali album, Back In Memphis e From Elvis in Memphis, contenevano canzoni quali In the Ghetto e Suspicious Minds (di quest’ultima un gruppo che raggiunse una certa notorietà negli anni ottanta, i Fine Young Cannibals, produsse una cover, che ottenne un buon riscontro commerciale), che furono successi discograficamente notevoli, e contribuirono a far ritornare il nome del cantante tra quelli che occupavano i primi posti delle varie classifiche di vendita, cosa che non accadeva dalla prima metà degli anni sessanta.[115]
La produzione discografica degli anni sessanta
A partire dall’inizio del decennio e per tutto il corso dello stesso, la produzione discografica dell’epoca fu incentrata soprattutto sulla pubblicazione di album contenenti le colonne sonore delle pellicole interpretate dal cantante, tanto che durante lo scorrere di quel periodo vennero commercializzati circa una trentina di dischi, che almeno per tutta la prima metà degli anni sessanta riscossero un notevole successo di vendite, in assonanza con l’ottimo responso commerciale ottenuto all’epoca dalle pellicole dalle quali venivano tratti i brani che ne costituivano il contenuto. Fra di essi si possono ricordare l’album contenente la colonna sonora della pellicola intitolata G.I. Blues (Cafè Europa), girata nel 1960, e l’album contenente la colonna sonora della pellicola intitolata Blue Hawaii, edita l’anno seguente.
A partire dalla seconda metà del decennio, complice il gradimento molto inferiore ottenuto dalle pellicole interpretate dal cantante, la situazione cambiò radicalmente e gli album tratti dalle loro colonne sonore raggiunsero molto più raramente buoni piazzamenti o lunghe permanenze nelle zone alte delle varie classifiche. Sempre a partire dall’inizio del decennio vennero poi commercializzati una serie di album incisi in studio contenenti brani di recente fattura, artisticamente validi, quali quelli intitolati rispettivamente Elvis Is Back!, pubblicato nel 1960, Pot Luck with Elvis, pubblicato nel 1961 e Something for Everybody, rilasciato l’anno successivo. Tali album tuttavia non raggiunsero i risultati di vendita concretizzati da quelli contenenti i brani tratti dalle colonne sonore dei film.
Queste evidenze commerciali spinsero successivamente il cantante a ridurre drasticamente la pubblicazione di album incisi in studio, e dedicarsi quasi esclusivamente alla pubblicazione di album contenenti brani che componevano la colonna sonora dei film che egli allora interpretava con un ritmo serrato. Merita poi particolare menzione l’album contenente unicamente brani di musica gospel His Hand in Mine, pubblicato nel 1960, che raggiunse buoni piazzamenti nelle varie classifiche, e che fu il primo dei tre album contenenti brani di musica “sacra” pubblicati dal cantante nel corso della sua carriera. Verso la fine del decennio, proprio quando ormai da tempo gli album prodotti incidendo brani tratti dalle colonne sonore dei film non riuscivano più a raggiungere risultati commerciali degni di nota, raggiunsero dei buoni piazzamenti nelle varie classifiche album quali quello contenente la colonna sonora dello special televisivo definito il 68 Elvis Cameback Special, e i successivi, intitolati rispettivamente Back In Memphis e From Elvis in Memphis.
Sempre nel corso del decennio in questione vennero poi pubblicati alcuni album di carattere antologico, quali gli album dal titolo Elvis’ Golden Records Volume 3, Elvis for Everyone ed infine Elvis’ Gold Records Volume 4, che contenevano raccolte di brani già pubblicati in precedenza dal cantante e che raggiunsero dei discreti piazzamenti nelle varie classifiche. I singoli che nel corso del decennio raggiunsero i migliori risultati a livello commerciale furono quelli intitolati Are You Lonesome Tonight?, It’s Now or Never, e Surrender, pubblicati nel corso del biennio comprendente gli anni 1960 e 1961.
La ripresa delle esibizioni dal vivo
Rassicurato dal successo ottenuto dallo show televisivo, il colonnello Parker valutò i possibili sviluppi che potevano derivare dalla ripresa delle esibizioni dal vivo e giunse alla conclusione che quella era la strada da perseguire allo scopo di rinvigorire la popolarità del suo assistito. Successivamente egli si attivò allo scopo di procurargli una serie di ingaggi, mentre il cantante dal canto suo si adoperò per creare un’orchestra che lo supportasse nell’esecuzione del suo rientro sulle scene e nel giro di qualche mese ne costituì l’organico, seguendo in particolar modo i consigli e le direttive di James Burton, il suo nuovo chitarrista.
I membri di quella che sarebbe stata successivamente denominata la TCB Band, il gruppo che lo avrebbe accompagnato per tutti i futuri tour degli anni settanta, divennero il bassista Jerry Scheff, il batterista Ronnie Tutt, il chitarrista ritmico John Wilkinson e il pianista Glenn D. Hardin, che a partire dal 1976 venne rimpiazzato da Larry Muhoberac. Gli sforzi del suo manager vennero invece coronati dalla firma di un importante contratto di esclusiva con l’International Hotel di Las Vegas, il quale ovviamente sanciva la disponibilità del cantante ad effettuare una lunga serie di esibizioni, che si sarebbero successivamente svolte sul palcoscenico allestito presso lo stesso.
Gli anni settanta

Verso la fine del 1970 Elvis si attivò allo scopo di ottenere un colloquio con l’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon: la richiesta che egli avanzò venne accolta ed il 21 dicembre dello stesso anno egli si recò alla Casa Bianca, in visita a “Tricky Dick”. In concomitanza con l’avvenimento e allo scopo di solennizzarlo, vennero ovviamente scattate numerose istantanee, che lo ritraggono mentre dialoga con lui nel celebre Studio Ovale. La Biblioteca presidenziale Nixon Library & Birthplace, con sede a Yorba Linda in California, vende le copie di tali istantanee, naturalmente corredate dalla didascalia «The President & The King». Inoltre egli, che da sempre subiva il fascino delle armi e delle uniformi, riuscì a raggiungere un obiettivo che inseguiva da tempo poiché, con la piena approvazione del presidente Nixon, venne nominato a tutti gli effetti un agente dell F.B.I., sezione narcotici.[116]
La carriera concertistica
Il cantante cominciò il nuovo decennio producendosi in una seconda serie di spettacoli, cosa alla quale si dedicò con continuità per circa un mese, nell’arco di tempo compreso tra 26 gennaio e il 23 febbraio del 1970, sempre sul palco dell’International Hotel di Las Vegas. Egli, che all’epoca curò attentamente il suo aspetto fisico e il suo look, cercando di rinnovarlo e adeguarlo ai tempi che si stavano evolvendo, durante lo svolgimento delle sue performance, com’era già accaduto nel corso dell’attività concertistica che aveva svolto negli anni cinquanta, divenne l’oggetto di manifestazioni di isteria collettiva, di cui è resa testimonianza nel documentario incentrato sulla sua carriera artistica Elvis, That’s way it is, prodotto in quel periodo. All’epoca il cantante interpellato a proposito delle questioni inerenti alle nuove tendenze che si stavano affermando in campo musicale, così si espresse: «La musica è molto migliorata negli ultimi anni. I suoni sono migliori, i musicisti sono migliori… Conoscete i Beatles e i Byrds… Ma il rock ‘n’ roll, fondamentalmente, si basa sul gospel e il rhythm and blues…»
Da ricordare la stretta amicizia che in quel periodo egli strinse con il cantante irlandese Tom Jones, che aveva raggiunto la notorietà internazionale durante lo svolgimento di un tour attraverso varie località degli Stati Uniti, calcando anche i palcoscenici di Las Vegas, e dal quale egli mutuò alcuni degli atteggiamenti che quest’ultimo adottava quando si esibiva sul palco.[117] Fu proprio Las Vegas, la città che circa una quindicina di anni addietro era stata la testimone di uno dei maggiori insuccessi giovanili del cantante, poiché all’epoca il sofisticato pubblico che affollava i suoi esclusivi locali aveva dimostrato di non apprezzare assolutamente gli atteggiamenti in cui egli si produceva durante le sue esibizioni, il luogo presso il quale si concretizzò la sua rinascita artistica. Elvis, da quel momento in poi, sembrò deciso a voler recuperare tutti gli anni perduti trascorsi lontano dal pubblico, e nell’arco di sette anni, compreso tra l’anno 1970 e l’anno 1977, si esibì in quasi un migliaio di concerti, raggiungendo una media di una performance ogni due giorni e mezzo circa. Degno di nota il fatto che tali concerti inoltre comprendessero solitamente più esibizioni, anche due o tre, che si svolgevano in diversi orari della stessa giornata.[118]
I collaboratori del cantante negli anni settanta
Il cantante nel corso dello svolgimento del decennio in questione, si avvalse del fondamentale contributo di un notevole numero di musicisti, fra i quali si possono ricordare i pianisti Glen D. Hardin e Tony Brown, i chitarristi James Burton, John Wilkinson, Charlie Hodge (quest’ultimo, membro della “Memphis mafia”, svolse spesso anche la funzione di corista), Chip Young, Bill Sandford, il percussionista Farrell Morris, il polistrumentista Dennis Lind, le coriste gospel Wendellyn Suits, Dolores Edgin e Hurshel Wiginton, il bassisti Jerry Sheff e Norbert Putnam, il batterista Ronnie Tutt, i tastieristi David Briggs, Bobby Emmons, e Shane Keister. Questi musicisti, che già da tempo si erano costruiti un’ottima reputazione nell’ambito musicale dell’epoca, collaborarono con il cantante sia durante la lavorazione dei brani dai quali furono tratti i singoli e gli album pubblicati nel corso del decennio, sia durante lo svolgimento delle esibizioni dal vivo.[119]
Durante tutto lo svolgersi di quel lungo periodo, il cantante si avvalse poi della fondamentale collaborazione di Cissy Houston, nota ai più per il fatto di essere la madre della celebre Whitney Houston, popolarissima negli anni ottanta e deceduta l’11 febbraio 2012[120] Qualche anno prima, nel 1963, Cissy Houston aveva fondato un gruppo vocale tutto al femminile, battezzato col nome di The Sweet Inspirations (Le Dolci Ispirazioni), delle quali in quell’epoca aveva fatto parte anche Dionne Warwick, e che aveva in precedenza già collaborato con artisti quali Aretha Franklin, Wilson Pickett, Lou Rawls, Otis Redding, The Drifters, Dusty Springfield, Jimi Hendrix e Van Morrison.
Il cantante si avvalse inoltre in un primo tempo della collaborazione di un quartetto vocale denominato The Imperial Quartet, e successivamente, a partire dal 1971, della collaborazione di un altro analogo quartetto, quello denominato The Stamps, capitanato da D.J. Summer. Tale gruppo, sia pure con alcuni cambi di formazione, continuò a collaborare con il cantante sino al suo decesso, fungendo da supporto vocale nel corso delle sue esibizioni per tutto il corso degli anni settanta.[121] Merita poi una menzione particolare anche Kathy Westmoreland, una valida corista, la cui carriera artistica era iniziata circa dieci anni prima e che aveva già collaborato in passato con artisti quali Bobby Darin e Ray Conniff. Nell’agosto del 1970 venne scritturata come voce soprano nell’organico dei cori che accompagnavano le interpretazioni del cantante, sia dal vivo sia in studio, e anche lei continuò a collaborare con lui sino alla morte.[111]
La struttura musicale dei suoi concerti
Inizialmente la scaletta musicale dei concerti era stringata e essenziale, ma col passare del tempo si arricchì di un notevole quantitativo di intermezzi, che contribuivano alla creazione di un’atmosfera di carattere solenne e celebrativo; inoltre, a partire dal 1972, il via alle esibizioni venne sancito dall’esecuzione orchestrale del brano di Richard Strauss Also Sprach Zarathustra. Col passare degli anni il tono degli accompagnamenti orchestrali divenne sempre più elaborato e roboante, mentre invece la scaletta musicale dei concerti subì un limitato numero di variazioni, in quanto la sua struttura rimase per tutto il periodo in cui avvenne lo svolgersi delle performance sostanzialmente la stessa, e solo raramente vennero introdotte delle varianti, peraltro di entità assai limitata.
Solitamente il cantante iniziava le esibizioni interpretando pezzi di tipologia traditional, cioè brani di carattere tradizionale, che da tempo erano entrati a far parte della cultura musicale popolare americana, quali per esempio See See Rider, seguita dall’esecuzione di brani che aveva interpretato all’inizio della sua carriera, quali per esempio quelli intitolati rispettivamente That’s All Right (Mama), Ready Teddy, Heartbreak Hotel, Don’t Be Cruel, e Jailhouse rock. Normalmente poi egli proseguiva le sue esibizioni interpretando un medley di brani di fattura più recente, quali per esempio quelli intitolati rispettivamente Suspicious Minds, In the Ghetto e Burning Love, seguita dall’interpretazione di altri brani di tipologia traditional, quali per esempio quello intitolato American Trilogy (quest’ultimo un compendio di tre brani di netta ispirazione patriottica).
Durante lo svolgimento delle sue esibizioni il cantante era solito presentare al pubblico i membri della sua band, e intrattenerlo dialogando col medesimo, ironizzando su alcuni aspetti che avevano contraddistinto lo svolgersi della sua carriera e rimembrandone alcuni dei momenti più eclatanti. Quindi egli riprendeva le esibizioni interpretando brani portati a suo tempo al successo da altri artisti, quali per esempio Something dei Beatles, My Way di Frank Sinatra, Welcome to my world di Marty Robbins, Hurt di Timi Yuro e, perlomeno la maggior parte delle volte, chiudeva la sua performance interpretando un brano che aveva fatto parte della colonna sonora del film Blue Hawaii, girato dal cantante nel 1961, dal titolo Can’t Help Falling in Love; di tale brano un gruppo che raggiunse una certa notorietà negli anni ottanta, gli UB 40, produsse una cover, che ottenne all’epoca un discreto responso commerciale.
A partire dalla seconda metà degli anni settanta, egli iniziò ad arricchire coreograficamente le sue esibizioni producendosi in mosse di karate, disciplina della quale era un accanito cultore e ciò, verso la fine della sua carriera, a causa delle condizioni fisiche in cui versava diede luogo a volte ad esiti grotteschi. Inoltre solitamente i vari presentatori che presenziavano ai concerti annunciavano la fine dell’esibizione e il successivo e rapido allontanamento dalle scene del cantante pronunciando in tono solenne e stentoreo la frase seguente: «Ladies and gentlemen, Elvis has left the building!» (“Signore e signori, Elvis ha lasciato il palazzo!”). Col passare del tempo tale frase assunse per i suoi fan più devoti i connotati di un vero e proprio presagio, o di una specie di formula rituale.
Sempre a partire da quel periodo, le esibizioni del cantante si arricchirono di altri singolari intermezzi, che durante il succedersi degli anni assunsero connotati sempre più pittoreschi. Egli, solitamente verso la fine delle sue performance, prese l’abitudine di lanciare verso il pubblico gli orpelli che corredavano i suoi costumi di scena, quali decoratissimi mantelli e coloratissime sciarpe, queste ultime dopo averle intrise del suo sudore. Col passare del tempo questo singolare cerimoniale si arricchì di svariati dettagli, e solitamente le modalità del suo svolgimento erano le seguenti: Charlie Hodge, un membro “storico” della Memphis Mafia, seguiva il cantante mentre egli si muoveva sul palcoscenico, trasportando un certo quantitativo di sciarpe di seta, tinte solitamente con colori cangianti, e gliene porgeva la prima di una lunga serie. Il cantante allora l’afferrava, se la passava sulla fronte, intingendola nel suo sudore, e quindi la lanciava verso il pubblico che in quel momento stava assistendo alla sua esibizione, permettendo così a qualcuno dei suoi membri di entrare in possesso di qualcosa che era stato a contatto diretto con la sua persona.
A questo punto Hodge quindi gli porgeva la sciarpa successiva e il rito si ripeteva con le stesse modalità già descritte, sino all’esaurimento delle sciarpe. Il prodursi del cantante negli atteggiamenti precedentemente descritti, di natura prettamente liturgica, suscitò sempre l’approvazione e l’ammirazione incondizionate dei suoi estimatori; contemporaneamente fece però sorgere la commiserazione e la derisione dei suoi detrattori, che giudicavano l’esercizio di tali cerimonie alla stregua di vere e proprie patetiche “pagliacciate”. Comunque sia, tali atteggiamenti finirono per entrare a far parte anch’essi della colorita e a volte grottesca iconografia che gravitò attorno al personaggio sino alla fine dei suoi giorni ed anche successivamente.[13]

Da ricordare anche il ruolo di Bill Bellew, un costumista di Los Angeles, che a partire dal 1968 e fino alla data di decesso del cantante, assurse al ruolo di suo “costumista ufficiale”, e si occupò dei costumi di scena indossati dallo stesso durante lo svolgimento delle sue esibizioni.[122] Inizialmente i costumi di scena indossati dal cantante si ispiravano alle tuniche indossate dai karateka ed il loro disegno era semplice e razionale ma, col passare degli anni, esso divenne sempre più complesso ed elaborato, tanto che vennero di volta in volta inseriti su di essi un numero esagerato di guarnizioni decorative di varia foggia, che concorrevano alla formazione di disegni di natura simbolica.
Tali costumi vennero corredati in seguito ad accessori quali grossi cinturoni, lunghi e decorati mantelli, e sciarpe particolari, tinte con colori cangianti, che il cantante lanciava verso il pubblico alla fine delle sue performance. Col passare del tempo, questi travestimenti (“Jumpswit”, in inglese) finirono per essere considerati una parte indissolubile della colorita iconografia che ruotava attorno del personaggio, e a diventare parte integrante della sua immagine. Dopo il decesso del cantante, i suoi abiti di scena assursero inoltre al ruolo di reliquia e furono esibiti in giro per il mondo durante le manifestazioni che avevano attinenza alla sua figura. Successivamente alla sua dipartita alcuni di essi sono stati venduti durante lo svolgimento di aste a cifre davvero ragguardevoli, mentre gli altri sono ancora visibili presso quella che fu la sua dimora, Graceland.[13]
L'”Aloha from Hawaii via satellite”

Era palese il fatto che la ripresa delle sue esibizioni dal vivo aveva contribuito a rivitalizzare l’immagine del cantante, appannata dalle decine di pellicole insulse girate nel decennio precedente. Il colonnello Parker, nel tentativo di sfruttare al meglio l’onda del rinnovato successo, cominciò a pensare di organizzare una sorta di mega-concerto, del quale ovviamente il cantante sarebbe stato l’esclusivo protagonista, e tale proposito si concretizzò successivamente nell’organizzazione di un mega-show, che sarebbe stato trasmesso via satellite in tutto il mondo.[123] Peculiarità di tale concerto era il fatto che i proventi ricavati sarebbero stati devoluti in beneficenza e più dettagliatamente l’opera di beneficenza riguardava la raccolta di fondi da utilizzare per finanziare la ricerca sul cancro; i fondi raccolti in seguito sarebbero stati devoluti alla tesoreria di un’associazione benefica denominata “Kui Lee Cancer Benefit”.
In effetti la raccolta di tali fondi aveva già preso il via nel giugno del 1972, in memoria di un grande cantante e compositore hawaiiano, Kui Lee, che era deceduto a causa di un cancro qualche anno addietro, il 3 dicembre del 1966, all’età di soli 34 anni. Fautore di tale nobile iniziativa era stato il giornalista Eddie Sherman, che collaborava con una testata giornalistica locale denominata Honolulu Advertiser. Ad ogni modo sussistono testimonianze inconfutabili del fatto che il cantante, a partire dai primi anni sessanta, consolidata la ricchezza, avesse iniziato a collaborare con una serie di organizzazioni che si occupavano di raccogliere fondi per devolverli successivamente a scopo benefico, effettuando una lunga serie di donazioni in denaro, peraltro di rilevante entità, alle stesse, e che mantenne tale consuetudine sino alla fine dei suoi giorni.[124]
Il 14 gennaio del 1973, dopo l’effettuazione di un concerto di prova, che successivamente venne denominato “Aloha from Hawaii – Rehearsal Concert”, avvenuta nei giorni immediatamente precedenti a quello ufficiale, e del quale permangono alcune tracce visive e fonografiche, utilizzate in seguito allo scopo di commercializzare varie incisioni “pirata” dello stesso, venne ripreso e trasmesso in mondovisione il primo show via satellite da Honolulu, denominato ufficialmente l’Aloha from Hawaii Via Satellite, che fu seguito da un pubblico stimato composto da oltre un miliardo di telespettatori in quaranta paesi. Il cantante in tale frangente si propose al meglio, tanto che tale concerto è solitamente considerato dai suoi fans come la migliore esibizione dell’Elvis targato anni settanta e anche la sua ultima valida performance prima del suo successivo progressivo e inarrestabile declino.[125]
Per l’occasione egli avanzò a Bill Bellew, il suo costumista, la richiesta di preparargli un costume di scena che richiamasse i più classici stereotipi degli Stati Uniti e, per accontentarlo, costui produsse un costume in un particolare tessuto bianco, tempestato di pietre preziose, che formavano il disegno di quello che era da sempre considerato dal popolo americano il simbolo più caratteristico della nazione e cioè quello dell’American Eagle (l’aquila americana), riprodotta disponendo ad arte sul tessuto vistose gemme rosse, oro e blu. Il tutto era accompagnato da una cintura chiusa da un enorme fibbia decorata con altre “American Eagle” dorate, e da un imponente mantello tempestato di gemme, disposte in modo da formare un disegno che riproduceva per l’ennesima volta tale simbolo.[126]
Il cantante, indossando l’ultima creazione del suo stilista personale, si esibì interpretando una lunga serie di brani, comprendente pezzi di recente fattura scritti appositamente per lui, quali Burning Love e Suspicious Minds, classici che erano stati interpretati in precedenza da altri artisti, quali per esempio Johnny B. Goode di Chuck Berry, Whole Lotta Shakin’ Goin’ On di Jerry Lee Lewis, Long Tally Sally di Little Richard, Steamroller Blues di James Taylor, My Way di Frank Sinatra, What Now My Love di Gilbert Bécaud, Something dei Beatles, You Give Me a Mountain di Marty Robbins, It’s Over di Jimmie Rodgers, I’m So Lonesome I Could Cray di Hank Williams, I Can’t Stop Loving You di Don Gibson e I’ll Remember you di Kuiokalani Lee.
Il cantante, durante lo svolgimento della sua esibizione, interpretò poi un medley traditional, American Trilogy, composto da tre brani tradizionali di netta ispirazione patriottica, e anche un medley di quelli che potevano essere considerati i suoi cavalli di battaglia, brani storici, quali Blue Suede Shoes, Hound Dog, A Big Hunk O’ Love, Love Me Tender, Fever, e Can’t Help Falling in Love, brani che egli aveva interpretato agli albori della sua carriera, e il cui grande successo di vendite quasi vent’ anni prima gli aveva consentito di raggiungere la notorietà a livello mondiale.[127] Egli si esibì di fronte ad un folto pubblico cantando e intrattenendo gli astanti per per più di un’ora, sfoggiando una buona forma fisica e vocale,[128] e dal concerto venne successivamente ricavato l’album doppio Aloha from Hawaii Via Satellite.[129]
In quel frangente inoltre la RCA si attivò allo scopo di caratterizzare in modo particolare l’album che era in procinto di immettere sul mercato, che doveva essere realizzato utilizzando la registrazione del concerto. Per raggiungere tale risultato lo mise in produzione sfruttando i principi di una branca della scienza acustica definita quadrifonia, e in effetti il disco in questione, intitolato Aloha from Hawaii Via Satellite, fu il primo album ad essere stato prodotto col contributo di tale tecnologia che poté fregiarsi della qualifica di million seller, poiché ottenne un buon responso di natura commerciale. Malgrado le insistenti voci di possibili tour esteri, il cantante non si esibì mai al di fuori dai confini degli Stati Uniti e del Canada, e di conseguenza furono sempre migliaia gli appassionati che da tutto il mondo si recarono oltreoceano allo scopo di poter assistere di persona ad una sua esibizione.
La grande passione per la musica “Gospel”
Degno di nota il fatto che il cantante nutrì per tutto il corso della sua esistenza una passione incondizionata per la musica gospel, e, ogniqualvolta gliene si presentava l’opportunità, ne interpretava dei brani, sia in studio, sia dal vivo. Questa sua passione era nata quando, adolescente, si recava ad ascoltare le esibizioni dei Blackwood Brothers, e degli Stamps, due gruppi vocali celebri per la bontà dei cori nei quali si producevano durante lo svolgimento delle loro performance. J. D. Summer, che collaborò con lui per tutto il corso degli anni settanta in qualità di corista, ne aveva fatto parte e la sua voce leggendaria raggiunse un record particolare, inserito nel guinness dei primati, cioè il primato della nota più bassa emessa dalla voce umana e di cui permanga una traccia fonografica. Per la cronaca tale nota fu emessa durante la registrazione del brano Way Down, dal quale fu tratto uno degli ultimi singoli incisi dal cantante nel corso del decennio.
Le stravaganze

Un esempio dell’eccentrico abbigliamento di Elvis.

Un’immagine dell’aereo personale di Elvis, il Convair 880 battezzato “Lisa Marie”, esposto a Graceland

A partire dall’inizio del decennio in questione, il cantante adottò uno stile di vita sempre più sregolato e stravagante. Da allora in poi egli cominciò ad indossare capi di abbigliamento sempre più vistosi ed eccentrici e a fare sfoggio, ogni qualvolta gliene si presentava l’opportunità, di atteggiamenti, come si suol dire, “regali”, molto simili a quelli che avrebbe assunto un vero e proprio “monarca”. In conseguenza di ciò venne allora soprannominato “the King” (il Re, appunto) e per i suoi fan tale rimase sino alla fine dei suoi giorni.[130]
All’epoca, interpellato dai giornalisti sulle peculiarità e sulle stravaganze che caratterizzavano la sua immagine pubblica, il cantante così espresse: «L’immagine è una cosa, mentre l’uomo è un altro… è molto difficile vivere dietro a un’immagine…» Sempre a partire da allora egli cominciò poi a prodursi in spese folli e esagerate, acquistando con un ritmo forsennato quantitativi enormi di gioielli costosissimi, auto di lusso, a volte fatte personalizzare apposta per lui allo scopo di soddisfare i suoi gusti tendenti al kitsch da geniali carrozzieri.
Di tali acquisti egli poi si sbarazzava successivamente, regalandoli alle fidanzate del momento, a conoscenti, ai membri del suo entourage o a sconosciuti: tale comportamento dissennato talvolta finiva inevitabilmente per mettere in crisi le sue pur cospicue finanze.[131] Nel corso del 1975 il cantante acquistò poi due aerei, ossia un piccolo quadrigetto Lockheed JetStar, usato sino ad allora per voli charter, che battezzò “Hound Dog II”, e un jet quadrimotore Convair 880, un aereo civile di medie dimensioni adibito al trasporto di passeggeri, che era stato dismesso dalla compagnia aerea Delta Air Lines.
Il cantante l’aveva acquistato con l’intenzione di farlo diventare il suo “aereo personale” (sostanzialmente l’equivalente dell’Air Force One, l’aereo personale utilizzato dal presidente degli Stati Uniti d’America), spendendo la somma di 250.000 dollari. Dopo una costosissima ristrutturazione degli interni di cui l’aeromobile fu fatto oggetto, portata a termine allo scopo di renderlo conforme alle sue esigenze lavorative e ai suoi gusti, la cifra spesa raggiunse e superò i 600.000 dollari. L’aeromobile fu poi battezzato “Lisa Marie”, in onore della figlia del cantante, e utilizzato in seguito dallo stesso e dal suo entourage per raggiungere celermente le più disparate località dell’America. Entrambi gli aerei in questione sono da tempo esposti e visibili a Graceland, la dimora di Elvis.[132]
Egli nutriva poi una grande passione per i cavalli e più in generale per l’equitazione, disciplina a cui spesso si dedicava in compagnia dei membri del suo entourage e della moglie Priscilla. Tale circostanza è confermata inconfutabilmente dai numerosi filmati amatoriali girati all’epoca e visionabili facilmente sui vari siti internet che trattano dell’enorme mole di memorabilia attinente alla sua figura.[133] Un’altra costosa passione che il cantante nutrì per tutto il corso della sua esistenza, fu quella per le armi in genere, e in particolar modo quelle da utilizzare per la difesa personale, quali pistole e fucili della più varia foggia e tipologia, tanto che col passare del tempo egli arrivò a possederne una collezione molto numerosa e assai diversificata.
A partire dalla seconda metà degli anni settanta, diventò anche evidente il fatto che il cantante, a causa dello stato depressivo che lo affliggeva e del conseguente abuso di farmaci in cui si produceva nel tentativo di combatterlo, cominciasse decisamente a manifestare i segni di una qualche forma di squilibrio psichico. Sussistono testimonianze attendibili del fatto che egli, a partire da quel periodo, frequentemente utilizzasse le armi di cui era in possesso allo scopo di sfogare i suoi smodati eccessi di rabbia sugli oggetti (in particolar modo auto e televisori) che si trovavano al suo cospetto nel momento in cui tali eccessi lo coglievano, solitamente esplodendo una lunga serie di rivoltellate contro gli stessi.
Sussistono anche testimonianze attendibili del fatto che egli adoperasse tali armi allo scopo di minacciare e intimidire i membri del suo entourage, con i quali, sempre a causa delle condizioni psichiche in cui versava, aveva spesso violenti diverbi.[134] Si ha poi notizia di un ambizioso progetto cinematografico al quale all’epoca il cantante partecipò, vale a dire la lavorazione di un film-documentario incentrato sulle arti marziali, per le quali egli da tempo nutriva una grande passione, e nel quale avrebbe ricoperto il ruolo di protagonista.
Tale progetto poi, a causa dei seri problemi di salute che cominciarono ad affliggere il cantante, dovuti principalmente alla sua condotta di vita, nonché al conseguente eccessivo e smodato consumo di farmaci attuato allo scopo di sostenerne il ritmo, venne poi accantonato e la pellicola in questione non raggiunse mai le sale cinematografiche. Sono tuttavia visibili sui siti internet che trattano dell’enorme mole di memorabilia attinenti al personaggio, alcuni spezzoni di filmati amatoriali girati presso la palestra dove egli si allenava in compagnia del suo entourage, che avrebbero dovuto essere utilizzati nel corso della lavorazione del documentario.[135] Tali filmati in effetti ci tramandano l’immagine di un cultore delle arti marziali piuttosto lento, imbolsito e complessivamente in pessima forma fisica.[132]
La produzione discografica degli anni settanta
La produzione discografica complessiva fu enorme e diversificata per tutto il corso del decennio, poiché durante lo svolgersi del periodo furono pubblicati un considerevole numero di album contenenti raccolte di carattere antologico, realizzati di volta in volta raccogliendo brani facenti parte delle colonne sonore delle pellicole interpretate dal cantante nel corso degli anni sessanta, o raccogliendo i titoli dei singoli risalenti al periodo degli anni cinquanta, quando egli venne scritturato dalla Sun Records. In altri casi tali raccolte vennero redatte raccogliendo i titoli dei primi singoli incisi dal cantante, allorquando egli venne scritturato dalla RCA, o raccogliendo titoli incisi sempre per la stessa casa, ma più recenti, o ancora semplicemente mettendo assieme alla rinfusa una miscellanea del materiale descritto in precedenza, senza alcun ordine razionale o nesso logico.
Fra di esse, in Italia si possono ricordare quelle pubblicate dalla RCA Italiana, appartenenti alla “Linea tre”, e in Inghilterra quelle pubblicate dalla RCA Camden, sottomarca della RCA, sulla stessa falsariga. Furono poi pubblicati numerosi album redatti con sequenze di brani di nuova fattura incisi in studio, alcuni validi artisticamente, e fra di essi si possono ricordare quello intitolato Elvis Country (I’m 10,000 Years Old), un concept album contenente una serie di brani di musica country, e quello intitolato Elvis Sings the Wonderful World of Christmas, una raccolta di canzoni a carattere natalizio, commercializzati entrambi nel 1971. Seguì poi la pubblicazione di una raccolta di brani di tipologia gospel, intitolata He Touched Me, commercializzata nell’anno 1972.
Degno di nota anche album intitolato Aloha from Hawaii Via Satellite, contenente la colonna sonora dell’omonimo concerto, commercializzato nel 1973. Curioso invece l’album intitolato Having Fun with Elvis on Stage, una singolare raccolta contenente la registrazione dei dialoghi che il cantante intratteneva con il suo pubblico durante lo svolgimento dei suoi concerti, commercializzato nel 1974. Particolari invece i due album intitolati rispettivamente Promised Land e Today, contenenti una lunga serie di brani caratterizzati da una struttura di stampo decisamente melodico, e dai quali traspariva una vena di notevole tristezza, entrambi commercializzati nel 1975.
L’ultimo album pubblicato dal cantante nel corso del decennio degno di nota fu quello intitolato Moody Blue, che conteneva una raccolta di brani di netta ispirazione country. I brani che in quel periodo ottennero maggior successo di classifica in qualità di singoli, furono, in ordine cronologico quelli intitolati rispettivamente Kentucky Rain e The Wonder of You, quest’ultimo una cover di un vecchio successo di Ray Peterson, risalente all’anno 1959, commercializzati entrambi nel 1970, There Goes My Everything, commercializzato nell’anno 1971, Burning Love, commercializzato nel 1972, Steamroller Blues, commercializzato nel 1973, Promised Land, commercializzato nel 1974, My Boy, e T-R-O-U-B-L-E, commercializzati entrambi nel 1975.
L’ultimo successo discografico del cantante nel corso del decennio in questione fu rappresentato dalla pubblicazione del singolo intitolato Moody Blue, commercializzato nel 1977, che fu anche l’ultimo disco pubblicato dal cantante prima del suo decesso, avvenuto il 16 agosto di quell’anno. Alcuni di questi titoli raggiunsero posizioni di rilievo nelle varie classifiche discografiche, sia sul mercato americano, sia su quello europeo, raggiungendo anche in qualche caso notevoli periodi di permanenza nelle zone alte delle stesse, ma apparve evidente che il cantante durante la seconda metà degli anni cinquanta, il periodo durante il quale la sua immagine si era affermata a livello internazionale, avesse raggiunto risultati ben più eclatanti.
I documentari sulla carriera
A partire dalla fine degli anni sessanta, il cantante troncò radicalmente ogni forma di collaborazione con Hollywood e le uniche testimonianze ufficiali della sua attività concertistica basata su sue immagini risalenti agli anni settanta furono due documentari: Il primo venne intitolato Elvis, That’s The Way It Is (Elvis, questo è il modo in cui è) e venne realizzato nel 1970, mentre il secondo venne intitolato Elvis On Tour (Elvis in Tour) e fu realizzato circa due anni dopo, nel 1972.
Pur palesando qualche limite e qualche ingenuità, questi documentari forniscono una testimonianza fedele, attinente al tipo di vita condotta per tutto il corso di quegli anni dal cantante, ponendo poi anche l’accento su tutta quella particolare forma di folclore, che per tutto lo svolgimento della sua lunga carriera artistica caratterizzò, a volte in modo grottesco, il singolare rapporto che egli intrattenne sempre con i suoi fan più devoti, fornendone una particolareggiata panoramica. Tali documentari sono inoltre una minuziosa carrellata di testimonianze visive dell’intensa attività concertistica in cui all’epoca il cantante si produceva, esibendosi senza sosta sui palcoscenici di tutta l’America. La colonna sonora del primo dei due documentari in questione venne riversata su vinile, allo scopo di commercializzare l’album che la conteneva, il quale raggiunse all’epoca discreti risultati di vendita.[136]
Il declino
Il palesarsi di problemi fisici e nella vita privata
All’inizio degli anni settanta, il cantante cominciò a manifestare problemi alla vista e, dopo essersi sottoposto ad una serie di esami oculistici, scoprì di essere affetto da una forma di glaucoma secondario: di tale problema soffrì sino alla fine dei suoi giorni perché la continua esposizione alle forti luci di scena, inevitabile durante lo svolgimento dell’attività concertistica, peggiorò la patologia da cui era afflitto. Contemporaneamente cominciarono a manifestarsi dei problemi inerenti alla sua vita matrimoniale, poiché i lunghi periodi di lontananza dalla dimora coniugale, i suoi sempre più frequenti occasionali rapporti con altre donne, i suoi continui sbalzi di umore, dipendenti dall’abuso di farmaci, diventarono la fonte di continui diverbi con la moglie Priscilla. In seguito il protrarsi di questa situazione spinse poi la stessa, che normalmente non lo seguiva durante lo svolgimento dei suoi interminabili tour e che nel frattempo aveva imbastito una relazione sentimentale con un altro uomo, a chiedere la separazione da lui, nel febbraio del 1972, cosa che ottenne.[79]
L’abuso di farmaci
Col passare degli anni Elvis allo scopo di reggere meglio il serrato ritmo della sua stressante attività concertistica incrementò paurosamente il consumo di farmaci quali stimolanti e anfetamine. Parimenti, allo scopo di forzare poi il suo successivo riposo aumentò smodatamente anche il consumo di farmaci quali barbiturici e tranquillanti: il letale mix di farmaci che era solito assumere sempre con maggior frequenza e in quantità sempre più rilevanti, suscitò in lui il palesarsi di una forma di grave dipendenza, e finì per incidere poi in modo negativo anche sulla sua salute. I ricoveri in ospedale divennero allora frequenti e inoltre a quella che sembrava la continua crescita di uno stato ipocondriaco, si aggiunsero poi le conseguenze di una alimentazione eccessiva e disordinata, che portarono il cantante a ingrassare vistosamente e a sottoporsi poi, nel tentativo di recuperare un minimo di forma fisica, a spossanti diete dimagranti a base di medicinali.[137]
Il divorzio dalla moglie e il palesarsi di uno stato depressivo
Il 9 ottobre del 1973, nella città di Santa Monica venne sancito ufficialmente il divorzio tra Elvis e Priscilla e, sebbene nonostante la fine del loro matrimonio essi abbiano mantenuto in seguito buoni rapporti di amicizia che perdurarono sino al suo decesso, l’accaduto contribuì al profilarsi in lui di un periodo di acuta depressione. Risale a quel periodo la pubblicazione di un brano dal quale fu tratto un singolo di carattere fortemente autobiografico, dal titolo Always on My Mind (Sempre nella mia mente), che ottenne un certo successo e del quale un notissimo gruppo in auge negli anni ottanta, i Pet Shop Boys, produsse nel 1987 un rifacimento in chiave dance, che godette a sua volta di un ottimo riscontro di carattere commerciale.[138]
Il deterioramento dei rapporti con i membri del suo seguito
Il palesarsi del suddetto stato depressivo – e il conseguente abuso di farmaci posto in essere dal cantante allo scopo di combatterlo – incise inevitabilmente sul suo già precario equilibrio psicologico. In conseguenza di ciò egli iniziò a manifestare i segni di una volubilità e di un’irritabilità notevoli a livello caratteriale: questo stato di cose finì per incrinare i rapporti, sino ad allora classificabili in termini di assoluta sudditanza, che i membri del suo entourage avevano sempre intrattenuto con lui durante tutto lo svolgersi della sua carriera artistica. Successivamente una burrascosa lite avvenuta tra il cantante ed alcuni membri del suo seguito, originata dalle rimostranze avanzate da alcuni membri dello stesso relative al trattamento economico che egli gli riservava, secondo loro gravemente insufficiente, sortì come effetto il loro immediato licenziamento e ciò pose fine ad un sodalizio che perdurava da decenni.
Animati dal risentimento causato dal comportamento posto in atto nei loro confronti dal loro capo, allo scopo di soddisfare il loro spirito di vendetta essi successivamente scrissero collegialmente, e in seguito fecero pubblicare, un libro contenente una biografia stilata ad arte, pesantemente dissacrante e diffamatoria nei suoi confronti, dal titolo Elvis: What Happened? (Elvis, cosa è successo?). Tale biografia venne appunto scritta congiuntamente da Red West, Sonny West e Dave Hebler, che per quasi un ventennio erano stati i “membri storici” della cosiddetta “Memphis Mafia”. Ovviamente il cantante venne inevitabilmente a conoscenza dell’esistenza del libro in questione, se ne procurò celermente una copia e ne lesse il contenuto: ciò contribuì ulteriormente all’aggravarsi dello stato depressivo che già lo affliggeva da tempo.[139]

Verso la fine del 1973 la salute del cantante, già pesantemente compromessa dalla vita stressante che conduceva ormai da tempo, cedette praticamente di schianto. A tal proposito, interpellato successivamente sull’argomento, John Wilkinson, il chitarrista che collaborò con il cantante per tutto il corso degli anni settanta, assistendo involontariamente al declino psico-fisico di cui egli fu oggetto, così si espresse, descrivendo lo stato di salute in cui egli versò a partire da quell’anno: «Gonfio come un otre, balbettante, un vero rottame… c’era qualcosa che assolutamente non andava nel suo fisico… stava così male che le parole nelle sue canzoni erano totalmente indecifrabili…».
Nonostante la serie di problemi di salute che lo affliggevano, dovuti principalmente all’esagerato abuso di farmaci e al suo snervante stile di vita, il cantante continuò a prodursi negli anni successivi in una serie incessante di faticose esibizioni dal vivo, girovagando per gli Stati Uniti con il suo seguito senza mai concedersi una sosta, continuando a mettere a dura prova la resistenza della sua tempra, ma i suoi fan non poterono fare a meno di assistere al suo progressivo ed inarrestabile declino psicofisico.[9]
La seconda metà degli anni settanta videro il cantante psicologicamente sempre più confuso e fisicamente sempre più sfatto, calcare le scene dei palcoscenici americani, anche se, benché le sue condizioni fisiche spesso fossero critiche, in qualche caso non mancò di prodursi in performance di indubbio livello, come la sua esibizione a Rapid City al Rushmore Plaza Civic Center il 21 giugno 1977, durante la quale eseguì una sentita e vocalmente valida interpretazione del pezzo Unchained Melody, brano utilizzato in seguito negli anni ottanta come colonna sonora del film Ghost nella versione del 1965 incisa dai The Righteous Brothers.[140] Egli comunque si esibì con continuità fino a poco prima del decesso, infatti il suo ultimo concerto lo tenne il 26 giugno 1977 al Market Square Arena di Indianapolis davanti un pubblico composto da 18.000 persone (spezzoni della colonna sonora tratta da quell’ultima esibizione sono contenuti nel CD pubblicato nel 2002 e intitolato Adios: The Final Performance[141]).
L'”Elvis in concert”
Nel corso de 1977 venne prodotto dalla CBS uno speciale televisivo, realizzato assemblando una serie di riprese effettuate durante lo svolgimento di alcune delle ultime esibizioni in concerto del cantante. Gli spezzoni di filmato utilizzati allo scopo di assemblare il prodotto finale successivamente trasmesso, della durata di circa un’ora, evidenziarono l’immagine di un artista ormai sfatto, a volte in stato confusionale, palesemente invecchiato, paurosamente in sovrappeso, e nel complesso in pessima forma fisica. Tali condizioni sono maggiormente apprezzabili visionando dei filmati amatoriali girati all’epoca, dietro le quinte, prima dell’ingresso in scena del cantante, che sono visibili sui vari siti internet dedicati all’enorme mole di memorabilia attinente al personaggio.[142]
Durante lo svolgersi delle esibizioni egli interpretò come al solito quello che era considerato il suo repertorio più classico, riproponendo alcune versioni dei suoi successi discografici, talvolta corredandole di varianti che le condizioni fisiche in cui versava resero inevitabilmente ridicole e grottesche. La registrazione di tali esibizioni rappresenta comunque l’ultima testimonianza mediatica della tipica attività concertistica in cui egli si era prodotto per tutto il corso degli anni settanta, e venne denominato Elvis in Concert. Dalla colonna sonora dello stesso speciale, fu ricavato anche un album, pubblicato successivamente al decesso del cantante, che all’epoca raggiunse posizioni di un certo rilievo nella classifica stilata dalla rivista Billboard.[143]
La vita sentimentale negli anni settanta
Il gossip e la vulgata imperante all’epoca attorno al personaggio gli attribuì nel corso del decennio svariate e talvolta inverosimili relazioni di natura sentimentale con un imprecisato numero di donne, nonché delle presunte riappacificazioni con l’ex moglie Priscilla, ma le relazioni stabili importanti di cui si ha notizia sicura furono sostanzialmente due. La prima fu quella che il cantante intrattenne con Linda Thompson, ex “reginetta di bellezza”, a suo tempo eletta anche “Miss Tennessee”, che egli conobbe verso la fine del 1973 e che gli rimase accanto per circa quattro anni, cercando anche di distoglierlo dalle sue poco salutari abitudini di vita.[144]. La seconda fu quella che intrattenne con Ginger Alden, modella e attrice, che incontrò dopo la fine della relazione sentimentale intrattenuta con la compagna precedente, la quale gli fu accanto durante l’ultimo triste e travagliato periodo della sua vita. La Alden fu anche la donna che assunse il ruolo di ultima “fidanzata ufficiale” di Elvis, di cui rinvenne il cadavere esanime nella stanza da bagno di Graceland, il 16 agosto del 1977.[145]
La morte
Dopo l’ennesima esibizione, il cantante ritornò a Memphis per riposare e dedicarsi ad un nuovo tour, che avrebbe dovuto iniziare attorno alla seconda metà di agosto. Il 16 agosto, poco dopo mezzanotte, egli tornò a Graceland e, nonostante avesse già assunto un’abbondante dose di barbiturici, rimase sveglio sino alle prime ore del mattino, intrattenendosi con la famiglia e il suo staff, rilassandosi e curando gli ultimi dettagli del concerto che si sarebbe dovuto svolgere a Portland, l’indomani. Alle ore 4:30 del mattino egli si mise al piano, per suonare due canzoni gospel e il brano country Blue Eyes Crying in the Rain. Mezz’ora dopo si ritirò in camera per cercare di riposare prima della partenza ma, non riuscendo ancora a dormire, decise di assumere un’ulteriore dose di barbiturici.
Alle 9:30 prese il libro intitolato A scientific search for the face of Jesus, scritto da Frank O. Adams, e si diresse verso la stanza da bagno. Dopo 4 ore, alle 13:30, venne rinvenuto agonizzante nella stessa dalla compagna Ginger Alden, che diede immediatamente l’allarme, quindi in un’ambulanza il cantante fu trasportato al Baptist Memorial Hospital, ove giunse alle ore 14:56, ma tutti i tentativi posti in atto allo scopo di rianimarlo furono inutili. Alle 15:00 dello stesso giorno ne fu dichiarata ufficialmente la morte, a causa di un attacco cardiaco, all’età di 42 anni.
I funerali
I mezzi di informazione vennero a conoscenza dell’accaduto e informarono con tempestività la collettività dell’avvenimento, tanto che meno di un’ora dopo il decesso del cantante, un migliaio di persone si erano già riunite davanti al cancello di Graceland: un’ora più tardi il loro numero si aggirava già sui tremila, nel pomeriggio raggiunse e superò la cifra di ventimila, in tarda serata si raggiunsero e superarono le ottantamila presenze. Anche il successivo svolgimento delle esequie fu caratterizzato da quella forma di particolare e a volte grottesco folclore che per tutto l’evolversi della carriera del cantante era stata alimentato dalla devozione che i suoi fan gli avevano sempre tributato.
Da tutto il mondo piovvero enormi quantitativi di ordini ai fioristi di Memphis, ai quali venne commissionato il confezionamento di migliaia di cuscinetti floreali a forma di chitarre, in riferimento allo strumento che aveva sempre accompagnato il cantante durante lo svolgimento di tutta la sua carriera, di cagnolini, in riferimento al brano Hound Dog (Cane da caccia), di orsacchiotti, in riferimento al brano (Let me be Your) Teddy Bear (L’orso Teddy), di cuori spezzati, in riferimento al brano Heartbreak Hotel (Hotel dei cuori infranti), e corone funebri della più svariata foggia, ma che si ispiravano comunque nella loro forma all’iconografia che era nata e si era successivamente sviluppata attorno all’immagine del cantante. Furono organizzati due voli speciali, allo scopo di trasportare ben cinque tonnellate di fiori dalla California e dal Colorado.
Lo svolgimento dei funerali venne anche funestato dal verificarsi di alcuni incidenti, dipendenti sia dalla enorme e caotica ressa che si era creata in quei frangenti, sia da quell’aura di fanatismo e isterismo collettivo che aveva sempre caratterizzato il rapporto che i suoi ammiratori più devoti avevano intrattenuto con il loro idolo.[147] Graceland, la maestosa tenuta acquistata dal cantante nel 1957, è diventata un vero e proprio museo: aperta al pubblico a partire dal 1982, essa è divenuta una sorta di santuario del rock, meta del pellegrinaggio continuo dei suoi innumerevoli fan.[148] Graceland risulta inoltre essere la seconda dimora più visitata degli Stati Uniti, con una media di oltre 10.000 presenze alla settimana, dopo la Casa Bianca, dimora storica del presidente della nazione.
Le circostanze del decesso
Il rinvenimento del cadavere e le varie ipotesi sulle cause della morte
Il 16 agosto del 1977, come pocanzi ricordato, Elvis fu rinvenuto esanime dalla fidanzata Ginger Alden all’interno del suo bagno personale a Graceland, si presume deceduto a causa di un attacco cardiaco. Sono comunque state successivamente formulate una ridda di ipotesi inerenti alle cause del suo decesso, sul quale permangono dubbi e perplessità. Secondo un noto biografo del cantante, Peter Guralnick, il suo medico personale anni dopo così si espresse, interpellato sulle modalità della sua morte: «Elvis aveva vomitato dopo essere stato colpito da infarto, a quanto pare mentre era seduto sul water». Dopo aver effettuato l’autopsia del suo cadavere, nel suo corpo fu riscontrata la presenza di tracce di ben quattordici sostanze medicinali differenti, che in seguito si scoprirono essere state prescritte legalmente dal suo medico personale.
Gode di un certo credito la tesi secondo la quale il cantante non facesse uso di sostanze stupefacenti, ma abusasse esageratamente di psicofarmaci, anfetamine, barbiturici, e stimolanti. Altra causa imputata per giustificare la morte del cantante fu la sua eccessiva obesità, poiché secondo la stima del medico che effettuò l’autopsia sul suo corpo, egli al momento del decesso pesava circa 158 kg.[149] Si presume che egli avesse messo su una buona parte di quel peso eccessivo nell’ultimo periodo della sua esistenza, poiché all’epoca egli trascorreva la maggior parte del suo tempo rinchiuso all’interno delle sue stanze, abbuffandosi continuamente di cibo in preda alle sue paranoie, cercando in tal modo di consolarsi e di tirarsi su di morale, e divorando quantità eccessive di dolciumi fritti, cheeseburger, gelati, pizze, panini fritti con bacon, burro di noccioline e banane, tutti alimenti che avevano sempre fatto parte del suo poco raccomandabile regime alimentare.
In effetti taluni sostengono che verso la fine della sua esistenza la dieta del cantante consistesse unicamente nell’assunzione spasmodica di panini da lui ideati, contenenti svariati strati di carni varie, salse, marmellata e burro di arachidi, che egli definiva “l’oro dello stolto”[150]. I medici che ebbero in cura il cantante all’epoca avevano già cercato di convincere il cantante a sostituire tale sconclusionato e sconcertante regime alimentare con uno più sano e regolare, per altro senza ottenere il benché minimo successo, già a partire dal 1974, dunque circa tre anni prima.[149][151] Non trascurabile poi anche l’ipotesi di uno shock anafilattico, provocato da una parziale allergia alla codeina, sostanza presente in dosi elevate nei farmaci contro il mal di denti che egli stava assumendo in dosi massicce durante quei giorni.
L’ultima ipotesi sulla morte del cantante è stata formulata tuttavia da un suo stretto conoscente, nonché suo medico personale, il dottor George Nick Nichopoulos, che si occupò della salute del cantante a partire dall’anno 1965. Il medico ha pubblicato nel 2010 un libro dal titolo The King and Dr. Nick, in cui spiega nel dettaglio la sua versione delle reali cause della morte del cantante. Secondo il dottore, egli morì a causa delle conseguenze di una patologia che viene definita costipazione cronica e per questo motivo fu rinvenuto esanime vicino al suo WC: la costipazione cronica causa infatti un colon sproporzionato, una mobilità intestinale quasi inesistente e anche una notevole obesità (tutte circostanze riscontrate durante l’autopsia del cadavere). Il cantante sarebbe cioè stato affetto da quella che viene definita la malattia di Hirschsprung (erroneamente chiamata dal medico malattia di Hershberger)[152][153]
I dubbi sulla veridicità del decesso e la nascita di leggende metropolitane attorno all’evento
Lo stesso argomento in dettaglio: Avvistamenti di Elvis.

Dopo la scomparsa del cantante si diffuse immediatamente una notevole quantità di singolari, svariate e fantasiose illazioni, che contribuirono alla nascita e al successivo consolidarsi di una particolare leggenda metropolitana, che gode di un certo credito. Tali illazioni all’epoca sostenevano che il cantante non fosse realmente deceduto, ma che in realtà fosse ancora vivo e vegeto e che la sua dipartita altro non fosse stata se non l’attuazione di una singolare messa in scena, posta in essere allo scopo di consentirgli una specie di fuga definitiva dall’esistenza troppo logorante che egli, ormai totalmente schiavo dello show business, era stato costretto a condurre sino a quel momento e della quale era ormai stufo.[154][155].
È comunque innegabile la circostanza che, a partire dalla data del suo decesso, la presenza del cantante sia stata segnalata un po’ ovunque, nelle più svariate località del mondo. Nel corso degli anni sono giunti a conoscenza delle varie cronache una moltitudine di diversificati, spesso inverosimili, e talvolta ridicoli avvistamenti di Elvis. Esistono un discreto numero di associazioni[156][157][158][159], in particolar modo statunitensi, impegnate nel sostenere a oltranza e con convinzione queste teorie. Tra le ipotesi più inverosimili fra tutte quelle che sono state formulate nel corso degli anni, spiccano per esempio quella che palesa la possibile origine aliena del cantante. Tale ipotesi viene citata anche durante lo svolgimento delle scene finali del film Men in Black e si fa riferimento ad essa anche in una canzone interpretata dal complesso dei Dire Straits dal titolo Calling Elvis.
Un’altra ipotesi è che Elvis non fosse di origine aliena ma che sia stato ispirato dagli alieni o comunque abbia avuto quella capacità come molti geni del passato di attingere da una fantomatica “memoria universale” che lo avrebbe portato all’immediato successo nella vita.
Altra ipotesi, quella secondo la quale la scomparsa del cantante fu in realtà l’esito inevitabile del suo inserimento forzato in un programma posto in atto dal Federal Bureau of Investigation (FBI) e riguardante la “protezione dei testimoni”. Un’altra cervellotica ipotesi è quella secondo la quale il cantante, creduto ufficialmente morto il 16 agosto del 1977 in seguito ad un attacco cardiaco, in realtà si nasconderebbe, ormai ottantenne, nella capitale di Cuba, L’Avana, dove sarebbe giunto più di trent’anni fa.
Tale eclatante scoperta sarebbe stata fatta in modo del tutto fortuito da Matt Frost, un fotoreporter statunitense che sarebbe riuscito ad entrare nell’ospedale della capitale cubana, dov’è ricoverato Fidel Castro, travestendosi da infermiere: Frost in realtà avrebbe attuato tale messa in scena allo scopo di poter intervistare e scattare delle foto al convalescente líder máximo. In quel frangente Frost sarebbe entrato per errore in una stanza dell’Ospedale Gregorio Maranon, dove avrebbe ravvisato la presenza del cantante, ivi ricoverato. A far presupporre al giornalista che in quella stanza ci fosse Castro sarebbe stata la presenza di due militari dei servizi segreti cubani, appostati nelle vicinanze. Quando Frost ha aperto la porta, si sarebbe trovato al cospetto di un uomo di circa settant’anni, di corporatura massiccia, visibilmente somigliante al cantante e, credendo di essere stato scoperto, l’uomo avrebbe esclamato, in perfetto inglese: «Yes, it’s me, Elvis».
A quel punto, Frost, che nel frattempo si sarebbe avvicinato alla porta della stanza per uscirne, sarebbe poi tornato al capezzale del malato, e lo avrebbe osservato attentamente. Nelle due ore successive, egli avrebbe concesso una lunga intervista al reporter statunitense, narrandogli compiutamente degli ultimi trenta e più anni della sua vita segreta, soffermandosi anche lungamente sui motivi che lo hanno costretto a intraprendere la via della clandestinità. Fra le più strane storie che sono nate anche grazie a quella particolare aura di mistero che ha sempre gravitato attorno al personaggio, non va poi dimenticata quella che gli attribuisce anche il suo coinvolgimento nel complotto che nel corso degli anni sessanta ebbe come conseguenza l’omicidio del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy.[160]
La passione di Elvis per le automobili
Le Cadillac

All’epoca vennero anche girati una serie di filmati di carattere promozionale che avevano per soggetto le sue particolarità e la serie di strampalati gadget di cui era dotata, visibili su alcuni fan site dedicati al cantante.[161] Negli anni settanta tale autovettura è stata donata al “Country Music Association Hall of Fame di Nashville”, dove si trova custodita. La Cadillac Series Fleetwood Limousine acquistata nell’anno 1964, di colore nero, successivamente riverniciata in color porpora, fu sicuramente una delle auto preferite e più usate dal cantante, ed essa partecipò anche allo svolgimento del suo corteo funebre, che si svolse nell’agosto dell’anno 1977.
L’ennesima Cadillac che egli acquistò fu un esemplare di De Ville prodotta nel corso del 1967, e fu adoperata dal cantante e da sua moglie Priscilla Presley, durante lo svolgimento della loro luna di miele. L’anno successivo venne il turno della Cadillac Eldorado Coupé, acquistata dal cantante per farne un uso esclusivo e personale, ma che in realtà venne spesso usata soprattutto durante il periodo della nascita di sua figlia, e per tutto il corso dell’anno successivo. Si ha poi notizia del fatto che quando un giorno l’auto a causa di noie meccaniche non partì, il cantante esplose in un eccesso di rabbia, scese dall’autovettura, e la colpì lungo il paraurti di destra con una lunga serie di violenti calci.
Stufo e deluso dall’autovettura in questione, egli successivamente se ne sbarazzò, regalandola al patrigno di sua moglie. Qualche tempo dopo, nel 1974, il cantante acquistò una “Cadillac Fleetwood Brougham”, che successivamente diventò una delle sue auto preferite, tanto che volle che fosse dotata all’interno di ogni tipo di stravagante optional. Tra di essi si possono ricordare un soffitto decorato con un arazzo che riproduceva una Luna splendente abbinata a un’immagine di Dio. Questa vettura la si può poi scorgere tra le auto che compongono il lungo corteo funebre che si formò durante lo svolgimento dei suoi funerali.
Il proprietario l’ha acquistata dall’ente che si occupa dell’amministrazione dei beni che gli appartennero nel corso della sua vita, recandosi direttamente a Graceland nel 1980, e circa vent’anni dopo, nel 2000, è stata messa all’asta dal nuovo proprietario, alla modica cifra di 1.200.000 dollari, ridotta successivamente a 750.000 dollari, e infine ancora ulteriormente ridotta a 500.000 dollari. Altre automobili contraddistinte dal marchio Cadillac di minore importanza appartenute al cantante sono state la Cadillac Sedan, la Cadillac Station Wagon, la Cadillac De Ville, e la Cadillac Eldorado Convertibile. Quest’ultima autovettura fu disegnata personalmente dal cantante nel corso del 1965, ispirandosi al modello di quella che rappresentava la sua “auto ideale”, che avrebbe dovuto essere realizzata da George Barris, ma egli non vide mai il suo sogno realizzarsi, in quanto morì prima che il suo fantasioso progetto fosse portato a termine.
Le altre automobili
Si ha poi notizia di un certo numero di altri esemplari di automobili contraddistinti d marchi diversi, che il cantante acquistò nel corso degli anni, quali una vetturetta Messerschmitt, acquistata nel 1956, una BMW 507 s, acquistata nel 1959, una Lincoln Continental Mark 5, acquistata nel 1960, una Rolls-Royce Phantom V, acquistata nel 1961, una Ford Thunderbird, acquistata nel 1962, una seconda Lincoln, la Executive Limousine, comprata nel 1967, una De Tomaso Pantera, acquistata nel 1971, di alcune Stutz Blackhawk, acquistate durante il corso del triennio compreso tra il 1970 ed il 1973, e di una Ferrari Dino 308 GT4, comprata nel 1975. In qualche caso, ma non sempre, tali autovetture vennero successivamente fatte personalizzare in modo particolare da carrozzieri locali, allo scopo di adeguarle agli stravaganti gusti ed alle atipiche necessità del loro proprietario. Interpellato all’epoca dai giornalisti a proposito della passione che nutriva per le automobili, il cantante così si espresse: «L’ambizione è un sogno con un motore V8…»
Col passare degli anni entrarono poi a far parte del numeroso e svariato parco macchine posseduto dal cantante una serie di veicoli particolari, quali delle Dune Buggyes, veicoli da collegamento interno, e dei trattori adattati per essere utilizzati per effettuare la manutenzione della sua tenuta.[162] Negli anni Sessanta Elvis acquistò anche un grosso autobus di linea, dismesso dalle locali compagnie di trasporto passeggeri, che dopo aver fatto trasformare in una specie di gigantesco caravan, utilizzò lungamente in compagnia del suo entourage, e sul quale venne realizzata una serie di filmati amatoriali, che lo ritraggono alla guida dello stesso, alcuni dei quali visibili su internet, nei siti che trattano dell’enorme mole di memorabilia attinente alla sua figura.

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