
Fra i più grandi cantautori italiani, era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 e viveva a Genova.
Un grande mazzo di rose gialle, solo quattro mesi fa. Con questo omaggio Gino Paoli aveva salutato la sua amante, musa, amica Ornella Vanoni. Non è riuscito a stare troppo lontano da lei, evidentemente: uno dei più grandi della nostra musica d’autore, sicuramente il decano con i suoi 91 anni, se ne è andato ieri nella sua Genova.
A Quinto, a due passi dal mare, dal suo mare cantato mille volte, dove tutto era cominciato e dove tutto doveva finire. Anche se era nato, per sbaglio, a Monfalcone, in Venezia Giulia, dove la madre Caterina, originaria di là, era andata a partorire per consuetudine familiare. Ma Gino Paoli era un genovese fatto e finito, con le sue asprezze, ma anche la capacità di scoppiare in una fragorosa risata. E tra i carruggi, ma ancor meglio nei club della sua città, aveva deciso di iniziare a fare musica. Con dei sodali di prim’ordine, da De André a Lauzi, da Bindi fino all’amicissimo Luigi Tenco, di cui avrebbe poi pianto il tragico destino.
Sono due donne a segnare la svolta del cantautore. Artisticamente, Mina. Deciderà di fare sua «Il cielo in una stanza», storia di un amore proibito: diventerà un successo incredibile e lancerà Paoli nell’orbita della musica italiana.
Ed Ornella. È subito amore travolgente, disperato: lei deve dimenticare Strehler, lui un matrimonio deciso troppo presto. Simbiosi umana e, anche qui, artistica: sarà la milanese a ispirare i brani più intensi di Gino, «Senza fine» su tutte. La vita di Paoli ora diventa un ottovolante: dopo la Vanoni, arriva l’amore scandaloso con la giovanissima Stefania Sandrelli, da cui nascerà Amanda. E il successo ancor più straordinario di «Sapore di sale», anno 1963, da quel momento colonna sonora dell’estate e dei giovani amori di qualsiasi italiano. (Articolo completo su Corriere della Sera)
