
È una grande mobilitazione tutta al femminile destinata a diventare virale: scrittrici e attrici scendono in campo contro la censura di libri per difendere la libertà d’espressione. (Fonte laRepubblica)
Più di 10mila volumi, dalle distopie di Margaret Atwood a Shakespeare, da Toni Morrison a bestseller pop come Twilight di Stephenie Meyer, sono stati banditi da scuole pubbliche e dalle biblioteche negli Stati Uniti.
L’allarme lo ha lanciato Pen America, l’associazione no profit che difende il diritto di parola degli autori in tutto il mondo: secondo il suo l’ultimo report tra il 2023 e il 2024 i book bans hanno riguardato 29 stati, con Florida e Iowa in testa per numero di divieti.
Via dagli scaffali storie con protagonisti di colore (44 per cento dei casi) o queer (39 per cento). Vietati pure i romance se hanno riferimenti al sesso, anche non esplicito.
Ma contro la censura è sceso in campo un esercito di donne: c’è la scrittrice Lauren Groff, autrice del bestseller Fato e Furia, due volte finalista al National Book Award, amatissima da Barack Obama, che in Florida – capitale del book bans con più di 4mila titoli considerati diseducativi – ha aperto una libreria indipendente che vende, e soprattutto espone in primo piano, i libri banditi.
C’è Sarah Jessica Parker, attrice e volto iconico di Carrie in Sex and the city, che al fenomeno ha dedicato un docufilm, The Librarians, presentato in anteprima al Sundance Film Festival: un viaggio tra i bibliotecari che resistono che l’è valso il premio Literary Service di Pen America.
C’è un’altra star, Julianne Moore, che si è detta «sconvolta» dalla decisione dell’amministrazione Trump di bandire dalle scuole il suo libro di letteratura per l’infanzia Freckleface Strawberry: la storia, scritta nel 2007, narra di una bambina che si sente diversa dagli altri perché ha le lentiggini ma impara ad accettarsi. Il volume è stato censurato perché potenzialmente collegato «all’ideologia gender» come recita ll nuovo decreto dell’amministrazione Trump datato 7 febbraio.
«Pensavo - ha dichiarato Moore - di vivere in un Paese in cui la libertà d’espressione è un diritto costituzionale». Leggi tutto l'articolo su la Repubblica
