
Paris Jackson riaccende lo scontro con l’esecutore testamentario del patrimonio del padre, accusando John Branca di «persistente incompetenza» e chiedendo a un giudice di respingere la sua richiesta di un compenso di quasi 110 milioni di dollari per l’attività svolta nella gestione dell’eredità della defunta popstar nel periodo 2023-2024.
In una nuova istanza depositata venerdì e visionata da *Rolling Stone*, l’unica figlia di Michael Jackson sostiene che Branca non abbia rispettato la scadenza del 15 settembre – da lui stesso fissata – per presentare i rendiconti finanziari completi relativi al 2023 e al 2024, limitandosi invece a depositare documenti incompleti o, di fatto, «nulla più che un segnaposto». Nonostante tali carenze, secondo quanto dichiarato, Branca avrebbe richiesto un compenso complessivo di 109.219.648 dollari per sé, per i propri legali e per il defunto co-esecutore testamentario, John McClain, scomparso a maggio all’età di 71 anni.
«Risulta incomprensibile come l’esecutore testamentario possa calcolare e distribuire una cifra simile con tanta sicurezza, per poi rivelarsi incapace, a distanza di anni, di presentare rendiconti completi e accurati», si legge nel documento di 12 pagine. «Paris sostiene rispettosamente che il divario tra il compenso percepito dall’esecutore e la sua persistente incompetenza sia intollerabile».
Definendo la richiesta di compenso «particolarmente offensiva» alla luce dei rendiconti finanziari definiti «omessi» o «irregolari», Paris chiede al giudice in pensione che sovrintende alla complessa gestione dell’eredità di ridurre la percentuale spettante a Branca, portandola dal 15% al 10% dei ricavi lordi del patrimonio derivanti dal settore dell’intrattenimento. La richiesta prevede che tale riduzione venga applicata retroattivamente a partire dal 2003 e mantenuta in vigore finché Branca non avrà presentato rendiconti completi e accurati fino al 2006.
«Dire che questa istanza è del tutto priva di fondamento è un eufemismo», ha dichiarato un portavoce che rappresenta l’amministrazione del patrimonio guidata da Branca, in una nota condivisa con *Rolling Stone*. «I legali di [Paris] hanno presentato un’istanza per la riduzione del compenso degli esecutori testamentari; tuttavia, fin dall’inizio, gli esecutori hanno rinunciato a tale compenso e non ne hanno mai percepito alcuno. Essi ricevono, invece, un compenso distinto per la gestione — stabilito dal tribunale — in virtù del loro ruolo nella conduzione delle attività legate a Michael Jackson, che si sono rivelate di enorme successo».
Michael Jackson aveva 50 anni quando, il 25 giugno 2009, morì a causa di un’overdose accidentale di propofol — un anestetico utilizzato in ambito chirurgico — nella villa che aveva preso in affitto a Los Angeles. Branca intervenne tempestivamente per gestire il patrimonio dell’artista; secondo i suoi legali, è merito suo se il patrimonio di Jackson — che all’epoca era gravato da oltre 500 milioni di dollari di debiti — si è trasformato in un’impresa dal valore di circa 2 miliardi di dollari.
La nuova istanza di Paris giunge a quasi sei mesi di distanza da un’altra battaglia legale, vinta dalla ragazza, che ha costretto tre avvocati — collaboratori della gestione del patrimonio del padre — a restituire 625.000 dollari in bonus, precedentemente autorizzati da Branca. In una sentenza del 29 aprile, il giudice in pensione Mitchell Beckloff ha stabilito che la gestione del patrimonio non è stata in grado di dimostrare che tali pagamenti fossero «equi e ragionevoli, sulla base delle informazioni fornite».
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