Who’s Next 48 anni oggi ma non li dimostra

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Who’s Next è il quinto album in studio del gruppo degli The Who, pubblicato nel 1971. È il ventottesimo album nella classifica “i 500 migliori album della storia” della rivista Rolling Stone.

Dopo la pubblicazione di Tommy nel 1969, Pete Townshend concepisce un’altra opera rock intitolata Lifehouse, che avrebbe dovuto mischiare rock e teatro. Ma il progetto si rivela un fallimento. Tuttavia il chitarrista decide di salvarne le tracce per pubblicare successivamente un album, Who’s Next. Il gruppo è in uno stato di grazia e lo si capisce da episodi come l’iniziale Baba O’Riley (dedicata al compositore Terry Riley), lanciata da un’introduzione di sintetizzatore, e Bargain.

l’Album ha parecchi spunti epocali ed esplosivi come Baba O’Riley, Won’t get fooled again, My Wife  la ballata Behind Blue Eyes, caratterizzata dal connubio tra l’iniziale parte acustica e l’esplosione finale espressa dall’incessante rullare di Keith Moon, e il lungo manifesto di rivolta Won’t Get Fooled Again. Love Ain’t For Keeping e My Wife, sono state scritte dal bassista John Entwistle e quest’ultima è l’unico brano dell’album che non porti la firma di Pete Townshend. Going Mobile (mai suonata dal vivo) è un’escursione nel territorio acustico, con l’ironica voce nasale di Pete che racconta una storia d’amore con allegria e spensieratezza. Nel disco compare il pianista Nicky Hopkins, che anima le malinconiche The Song Is Over e Getting In Tune, in un clima tipicamente anni settanta. Sicuramente uno dei dischi più belli della storia del rock che ancora suscita emozioni forti specialmente quando la band lo suona dal vivo, ancora oggi.

 

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